lunedì 28 marzo 2011

Un matrimonio quasi imperfetto

Quanno 'o mellone esce russo, ognuno ne vo' 'na fella
(Quando il melone è rosso, ognuno ne vuole una fetta)


Non di rado assistiamo alla celebrazione o alla magnificazione di una persona allorquando questa diviene un personaggio, ossia un individuo che si distingue in un certo ambito per fama o prestigio. Ma, guarda caso, prima di allora, pochi si erano accorti di lei, eppure quella persona è esattamente la stessa, nulla di lei è cambiato se non la sua notorietà…
Allo stesso modo, è altrettanto comune che molti disprezzino o sminuiscano le iniziative altrui, sostenendo che sicuramente si tratterà di un fiasco clamoroso. Tuttavia, quando i fatti smentiscono le malelingue e, al contrario, sentenziano il successo dei più intraprendenti, allora ognuno vuole salire su quel treno in corsa, affermando che era stato tra i pochi a scommettere sulla riuscita dell’impresa!
Insomma, tutti sono pronti a puntare solo se a colpo sicuro, ma pochi, pochissimi, sono coloro disposti a rischiare sul potenziale di una persona o di un affare, per quanto questi siano razionalmente affidabili.
Fortunatamente, quei pochissimi bastano a cambiare le sorti dell’umanità: cosa sarebbe stato dei grandi artisti di ogni epoca, a partire dall’antica Roma, se essi non avessero goduto della protezione e della generosità dei mecenati? E cosa avrebbe fatto Cristoforo Colombo se Isabella di Castiglia non avesse creduto in lui? Probabilmente, egli avrebbe bussato ad altre porte, ma bisogna riconoscere ad Isabella e a suo marito Ferdinando il merito della lungimiranza e della propensione al rischio.
Potrei citare tanti altri esempi analoghi, ma il succo del discorso non cambierebbe: è facile, ed anche comodo, farsi promotori o sostenitori di qualcosa o qualcuno quando sappiamo per certo che il melone uscirà rosso e saporito.

Tuttavia, ritengo che non sia questo il genere di persone tra cui vorremmo essere annoverati. Non ci rimane, allora, che allenare il nostro fiuto a riconoscere i frutti più maturi ed avere il coraggio di afferrare un coltello per scoprire le bontà che essi nascondono. Solo chi saprà osare in tal senso avrà diritto al premio finale, ossia quello di gustare fino in fondo la prelibatezza della loro polpa!
E adesso ritorniamo a noi!
I preparativi per le mie nozze furono un nuovo gioco di cui occuparmi per un po’ di tempo. Non fraintendetemi! Non che considerassi il matrimonio alla stregua di un diversivo, ma ritenevo che i passi che mi avrebbero condotto al grande giorno andassero vissuti come un divertimento, senza sovraccaricarli dell’ansia e dell’agitazione che di solito accompagnano le future spose.
Contrariamente al resto della popolazione mondiale femminile, desideravo che quel momento fosse genuinamente, autenticamente, inaspettatamente imperfetto! Volevo, insomma, che fosse una festa informale tra amici e parenti, all’insegna della spontaneità e della semplicità.
Io stessa ero la prima a non voler apparire impeccabile a tutti i costi e, quindi, in armonia con lo spirito della ricorrenza, decisi di optare per un abito che fosse innanzitutto comodo e che, in secondo luogo, potessi utilizzare anche in altre occasioni. Sapeste che tristezza mi ha sempre fatto l’idea di chiudere sotto chiave, in qualche valigia o stipo dimenticato, l’abito bianco che, conosciuti gli splendori di un unico giorno, è, poi, condannato a trascorrere il resto della sua esistenza in gattabuia, privato finanche dell’ora d’aria che quotidianamente viene concessa perfino al più incallito dei delinquenti!
Alla luce di tutte queste considerazioni, secondo voi quale mise scelsi, senza neanche troppe esitazioni, per il grande giorno? -chi era presente al mio matrimonio, si astenga da ogni suggerimento!- Beh, in puro stile rivoluzionario, optai per un completo pantalone e giacca. La scelta del colore si attestò entro canoni tradizionali: un tenue color cipria, cui si abbinava un corpetto effetto ‘trasparente’, ricoperto da un fine ricamo di perline.
In linea con il clima informale, anche l’acconciatura non fu particolarmente ricercata, anzi non lo fu neanche un po’! Lasciai i capelli al ‘naturale’, avendo la fortuna di possedere una chioma mossa, con riccioli morbidi, ma voluminosi al punto giusto. Non mi presi neanche la briga di affidarmi ad un parrucchiere, visto che sapevo esattamente come dare ai miei capelli la piega che desideravo.  
E il trucco? Ovviamente fu bandita ogni sorta di estetista rampante e la scelta ricadde sulla mia cara amica Olivia che, dopo un provino effettuato qualche giorno prima, provvide a prepararmi in maniera magistrale, senza però snaturare i miei reali lineamenti e, soprattutto, la mia personalità!
Mancavano solo lo sposo, i testimoni e chi mi avrebbe accompagnato al fatidico ‘sì’!
Un po’ di pazienza ed anche questo ulteriore tassello troverà la sua collocazione…

2 commenti:

  1. luisa l'indiana29 marzo 2011 09:56

    mi raccomando quando parli dell'accompagnatore! capisc' a mmè! baci. luisa.

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