sabato 26 marzo 2011

Le statue di cera di Madame Tussauds

Chi non risica non rosica

Detto in altre parole, il proverbio odierno è riassumibile nel seguente concetto: chi nella vita non si dà da fare e non rischia, non otterrà mai nulla! Naturalmente, non mi riferisco al giocatore d’azzardo: costui pure rischia, ma lo fa in maniera imponderata, sfidando la sorte incautamente e, talvolta, mettendo a repentaglio la sopravvivenza sua e della propria famiglia.
Quando parlo di rischio, mi riferisco alla propensione al cambiamento che è presente in ciascuno di noi e che è un motore importantissimo per mantenerci sempre vivi ed attivi. Solo chi è disposto a rimettersi in gioco, sfidando, innanzitutto, se stesso, le proprie capacità ed i propri limiti, avrà la possibilità di dipingere il quadro della propria vita con una gamma ampia, anche se non esaustiva, di colori. E, poiché questa possibilità ci è concessa una sola volta, ritengo che sia un vero delitto mortificare la nostra esistenza a livelli mediocri di sopravvivenza, piuttosto che elevarla verso scopi che, a prescindere se siano conseguiti o meno, avranno, comunque, contribuito a farci crescere e migliorare. Perché accontentarsi di una vita in bianco e nero, quando possiamo viverla a colori?
E adesso nuova puntata rivoluzionaria!
La scelta maturata, ossia quella di rimanere a Napoli con Alessandro, mi proiettava rapidamente verso una nuova dimensione: quella di futura sposa! Era la fine di marzo del 2002 e in men che non si dica il 5 di ottobre (la data fissata per le nozze) avrebbe bussato alla mia porta e mi avrebbe chiesto “E allora, a che punto siamo con i preparativi?”
Il tempo a mia disposizione, effettivamente, non era molto, ma non era neanche poco, soprattutto perché avevo in mente un matrimonio tutt’altro che in pompa magna.
La nostra prima decisione fu quella di sposarci solo civilmente e, quindi, il percorso che doveva condurci alle nozze era indubbiamente semplificato ed abbreviato.
Anche la scelta dell’abito non richiese tempi lunghi, in quanto avevo le idee molto chiare su ciò che non volevo: ero seriamente intenzionata a rifuggire dall’abito bianco, poiché proprio non sapevo figurarmi in un tradizionale vestito tutto tulle, trine e ricami!
Così come avevo sempre poco gradito l’idea di farmi acconciare e truccare per l’occasione, in quanto ero sicura che il mio futuro marito avrebbe pensato di avere al suo fianco un’altra donna, che, nella migliore delle ipotesi, gli sarebbe apparsa l’equivalente di una statua di cera del famoso Madame Tussauds di Londra.
Per non parlare delle riprese della cerimonia ad opera di cameramen in giacca e cravatta, che cercano, soprattutto nel momento solenne del “sì”, di rendere pressoché invisibile la loro presenza! L’effetto finale, invece, è esattamente l’opposto, visto che in ogni istante avverti una indefinibile sensazione di imbarazzo, scrutata come sei dall’occhio indagatore della telecamera…
E che dire delle foto? E no, stavolta vi ho gabbati… Quelle furono l’unica componente tradizionale dei matrimoni che accettai di buon grado!
Ma, per maggiori dettagli, vi rimando al prossimo post!

4 commenti:

  1. luisa l'indiana26 marzo 2011 19:56

    io c'ero a quel famoso matrimonio, ma non voglio anticipare nulla! pazientate tutti! ciao, luisa.

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  2. Ciao, passa a trovarmi, ho 1 regalo x te. Giancarla

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  3. Adesso, mi hai proprio incuriosita....ahahaha, cercherò di pazientare....Ciaooo

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  4. alle foto non potevi dire di no!!! P.S. leggendo il titolo, tutto avrei immaginato... :D

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