mercoledì 16 marzo 2011

E quel giorno il destino bussò alla mia porta...

'E ffemmene nun se sanno tené tre cicere 'mmocca
(Le donne non sanno tenere tre ceci in bocca, ossia non sanno tacere)

E’ proprio vero! Quanto amiamo le chiacchiere noi donne! Privarci di questo impagabile passatempo sarebbe come defraudarci della nostra quintessenza. Nel mio immaginario, ma anche nella mia esperienza, uno dei momenti più appaganti e desiderati rimane l’incontro con qualche cara amica in un’accogliente sala da tè, dove spendere un pomeriggio fatto di chiacchiere, confidenze e risate, immerso nella fragranza di tiepidi aromi e suggellato dalla complicità di una frequentazione di vecchia data.
Ma, badate bene, ciò che ha veramente importanza non è il contenuto verbale dell’incontro, quanto, piuttosto, la condivisione di un’esperienza. Si tratta di momenti semplici, ordinari, ma che assumono un valore non comune grazie al prodigio che la segreta intesa di due vere amiche è capace di sprigionare. Se le osservaste senza fretta, con sguardo attento e paziente, vi rendereste conto di come esse siano avvolte da una suggestione radiosa ed inviolabile, da una fascinosa energia di cui vorreste godere, ma che, purtroppo per voi, è esclusivo appannaggio di quella stupefacente alleanza. Difronte ad uno spettacolo del genere, non vi rimane che risplendere di luce riflessa, ma è meglio di niente, non credete?
E adesso, dalle chiacchiere delle donne passiamo alle chiacchiere della bancaria!
Al momento del mio rientro a Napoli, dopo oltre un decennio trascorso in Toscana, un ulteriore scoglio da superare fu la totale recisione che, in quell’ampia parentesi, avevano subìto tutti i miei legami partenopei. Le amicizie dell’infanzia e dell’adolescenza, a lungo non coltivate a causa dell’inevitabile dispersione dovuta alla distanza, erano diventate un ricordo sbiadito e, in molti casi, risultava difficile tornare sulle tracce delle vecchie conoscenze.
Mi adattai, pertanto, a ricominciare da zero anche in fatto di amicizie, ed essendo per natura socievole e comunicativa, non ebbi grandi difficoltà. Certo, gli amici del passato mi mancavano, soprattutto per il bagaglio di ricordi che avremmo potuto condividere. Quand’ecco che, all’improvviso, sul finire del 2001, giunse all’indirizzo di mia madre una missiva di auguri natalizi, che ella provvide, ovviamente, a girarmi. E chi saltò fuori dalla busta, inaspettato e, ormai, da tempo immemorabile, accantonato? Quel malinconico e, successivamente contestatore, compagno di classe di cui non avevo avuto più alcuna notizia dai tempi della maturità.
Erano, dunque, trascorsi oltre 15 anni, per cui, immediatamente dopo il piacere istantaneo procurato dall’inatteso riaffiorare del passato, la mia seconda sensazione fu di perplessità: mi chiedevo come mai, a distanza di tanto tempo, fosse giunta quella lettera, improbabile come un fulmine a ciel sereno.
Per fugare ogni dubbio, non rimaneva altro da fare che risalire alla fonte. Il biglietto di auguri proveniva dal mio vecchio compagno di classe in qualità di titolare di uno studio di amministrazione di beni immobili. L’indirizzo era stampato su un’etichetta adesiva, poi applicata sulla busta, il che mi fece intuire che non dovevo essere stata l’unica destinataria di quella missiva.
Comunque, decisi di prendere il toro per le corna e, afferrato il telefono, composi il numero riportato sulla carta intestata.
Mi rispose una voce chiara ed operativa, espansiva e comunicativa, che pochissimo aveva a che fare con il ricordo dell’introverso ‘filosofo’ del periodo liceale.
Quando svelai la mia identità, lui fu, se possibile, ancora più sorpreso di me, in modo, ovviamente, piacevole. Nonostante fosse trascorso tanto tempo, era come se ci fossimo sentiti appena il giorno prima, tale era il coinvolgimento e la complicità che istantaneamente si insinuò nel nostro agile discorrere. Gli chiesi come mai avesse deciso, improvvisamente e a distanza di tanti anni, di inviarmi quella lettera. Lui, candidamente, mi rivelò che, in quella circostanza, era stato aiutato dal caso: il mio nome, presente nel suo affollatissimo archivio con l’indirizzo della casa paterna, era accidentalmente capitato in un lungo processo di stampa, divenendo, ad insaputa del mittente, destinatario dell’ormai famosa missiva.
Sorrisi tra me e me, pensando che ancora una volta il caso stava giocando le sue carte nella partita della mia vita!  

1 commento:

  1. luisal'indiana16 marzo 2011 20:40

    non ci credo, ma quale caso, lui ti aveva puntato da 15 anni e finalmente era giunto il suo momento! e meno male! baci a tutti e due, luisa.

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