lunedì 9 dicembre 2013

Belle a tutti i costi: cosa siete disposte a fare?

Inutile negarlo: chi è bello ha sempre una chance in più di chi non lo è! Indubbiamente, sulla lunga distanza, le qualità che contano (e che durano!) sono altre e, al pari della bellezza, hanno il loro indiscutibile peso. Tuttavia, il primo impatto è quello che lascia il segno più profondo e che appaga la nostra naturale tensione verso ciò che emana armonia e grazia.
Del resto, e non tocca a me dirlo, sin dalla notte dei tempi tutte le civiltà, prima fra tutte quella greca, hanno costantemente orientato le loro capacità e i loro talenti verso la ricerca della bellezza, quale simbolo di perfezione ideale e mezzo per avvicinarsi al divino.   
Oggi le cose sono cambiate e non di poco: quella ricerca è spesso divenuta ossessiva, ma soprattutto ha perso le nobili finalità che le attribuivano gli antichi. 
Apparire belli a tutti i costi è un must da cui nessuno deve prescindere, qualunque sia l'età o il sesso. Il vero problema, tuttavia, non sta tanto nel fatto di voler migliorare la propria immagine, quanto, piuttosto, nell'aver totalmente dimenticato che l'apparenza è solo l'involucro di un tesoro ben più pregiato: l'Essenza.
La filosofia è piena zeppa di dissertazioni sulla contrapposizione tra essere ed apparire, e, naturalmente non è mia intenzione tediarvi, anche perché non ho le competenze per intrattenervi sull'argomento.
Tuttavia, fermo restando l'assioma con cui ho esordito, è innegabile la seguente constatazione: la bellezza come la si intende oggi è divenuta quasi fastidiosa, poiché il piacere che la sua vista procura si accompagna sempre più spesso alla vanità unita alla banalità. Dietro una bella copertina patinata raramente si nasconde una profondità del sentire e del pensare: tutto è finalizzato al fare bella mostra di sé. E poiché questo è il modello che viene proposto come vincente, scatta la corsa forsennata alla ricerca, anche artificiale, della perfezione fisica.
Ma, dico io, non è meglio emulare una Barbra Streisand che ha fatto dei suoi difetti un’icona di bellezza singolare e molto apprezzata? Ella ha intelligentemente accettato ed amato ogni parte del suo aspetto esteriore, anche ciò che, probabilmente, un’altra donna avrebbe cercato di camuffare sotto strati di cerone o, peggio, di correggere con l’aiuto del chirurgo estetico.
Insomma, perché accontentarsi di fare solo il soprammobile (anche se bello) e non di fatto la Prima Donna
Che la pensiate o no allo stesso modo, ogni commento è il benvenuto! Largo, dunque, alle belle fuori, alle belle dentro e a quelle, beate loro, che lo sono dentro e fuori!




lunedì 2 dicembre 2013

Dieta 'time': il mio personalissimo Calendario dell'Avvento!

Attenzione! Per chi non se ne fosse accorto, Natale è dietro l'angolo e, con esso, l'immancabile ed inevitabile maratona delle super-abbuffate.
Ecco perché (anche se con un giorno di ritardo) ho pensato di proporvi il mio personalissimo Calendario dell'Avvento che, se rispettato, vi porterà all'appuntamento delle festività natalizie in piena forma. 
Cominciamo, dunque!

2 dicembre (-23 giorni): assumete solo liquidi, come acqua, tisane, brodi vegetali fatti in casa, evitando, ovviamente, bevande gassate, caffè e liquori. Ce la potete fare!
3 dicembre (-22 giorni): se il primo giorno vi è parso duro, pensate che ve ne attendono altri ventidue non molto dissimili. Oggi la casa prevede frutta: una mela a colazione, una a pranzo e una a cena. Acqua a volontà lontano dai pasti (Pasti? Quali pasti???) 
4 dicembre (-21 giorni): essere sopravvissuti alle prime due giornate del mio Calendario vi ha sicuramente temprati, per cui oggi posso andare giù pesante: pane e acqua, come i carcerati dei tempi che furono, (naturalmente, pane in quantità limitate, facciamo una fettina alta 1 cm per ciascuno dei pasti). 
5 dicembre (-20 giorni): pian pianino il Natale è sempre più vicino! Lo so, lo so, la vostra disperazione e la vostra fame crescono in maniera esponenziale, ma vedrete che il 24 dicembre mi ringrazierete. Oggi vi concedo una colazione a base di tisana drenante e una fetta biscottata integrale, un pranzo a base di minestrone di verdure fatto in casa e rigorosamente senza olio e una cena a base di..., no, a pensarci bene, la cena meglio saltarla: oggi abbiamo esagerato!
6 dicembre (-19 giorni): oggi San Nicola, che nella tradizione nordica, rappresenta Babbo Natale (ovvero Santa Claus), portatore di doni. Vi concedo, dunque, un piccolo regalo: potete annusare l'odore proveniente dalla cucina dei vicini, ma di fatto dovete accontentarvi di carote e finocchi a volontà.
7 dicembre (-18 giorni): la strada è ancora lunga, ma confido nella vostra tenacia. Se allungate bene il collo, potete vedere il traguardo in lontananza. Ebbene, come volete arrivarci, con due taglie in meno o in più? La risposta è scontata, per cui oggi alla dieta abbineremo un'ora di camminata veloce (anche se piove o nevica!!!)
8 dicembre (-17 giorni): l'Immacolata! Raccogliete tutte le vostre forze e, in caso di necessità, volgete gli occhi al cielo per un aiuto divino. Le tentazioni sono molte, ma sono sicura che riuscirete ad astenervi. Per frenare sul nascere ogni velleità del palato ed aiutare la vostra flora intestinale, vi consiglio un cubetto di lievito di birra sciolto in acqua tiepida: il sapore non è dei più gradevoli, ma bloccherà il vostro appetito e vi consentirà di limitarvi ad un pugno di riso a pranzo e a cena. Assolutamente da provare!
9 dicembre (-16 giorni): non mollate, ragazzi! Il vostro coach (cioè, la sottoscritta) è con voi! Consultate la bilancia e non potrete darmi torto. Oggi ancora frutta, ma la Dieta dell'Avvento prevede pere. Attenzione, però: a colazione e a pranzo la polpa di due pere, mentre a cena le bucce e i torsoli (del resto, anche Pinocchio, per placare i morsi delle fame, mangiò le bucce e i torsoli delle tre pere che prima aveva disdegnato!)
10 dicembre (-15 giorni): dopo tanta frutta e verdure, oggi un po' di proteine. Già pensate a un bel pollo arrosto o una bistecca ai ferri? E no, troppo lusso! Questa è una dieta rigorosissima. Vi concedo, piuttosto, 100 g di tonno al naturale ripartiti sull'intero arco della giornata. Vi state lamentando? Beh, allora aggiungo 10 minuti di corsa sul posto.
11 dicembre (-14 giorni): nelle diete non manca mai almeno un giorno in cui poter assaggiare un po' di dolce. Tuttavia, anche in questo caso, noi della Dieta dell'Avvento procederemo con i piedi di piombo. Ecco cosa vi spetta: 5 acini di uva passa a colazione, 5 a pranzo e 3 a cena, altrimenti ci prendete gusto!
12 dicembre (-13 giorni): per rendere più sopportabile la vostra dieta, potete organizzare una riunione pomeridiana con i vostri amici o amiche che stanno seguendo un regime alimentare dietetico e confrontare la vostra perdita di peso alla loro: vincerete alla grande! Ciò vi motiverà per la giornata che segue.
13 dicembre (-12 giorni): siamo al giro di boa. Per dare prova della vostra tenacia e determinazione, oggi digiuno assoluto. E' ammessa solo l'acqua.
14 dicembre (-11 giorni): se vi sembro troppo rigida, fatevene una ragione: ciò che conta è il risultato finale, qualunque sia il mezzo per arrivarci. Abbiamo poco tempo a disposizione e vi assicuro che questa è l'unica strada percorribile. Tanto per non perdere l'allenamento ai semi-digiuni, oggi gallette di riso o di mais, accompagnate da tisane snellenti.
15 dicembre (-10 giorni): manca davvero poco al Natale e il vostro girovita si è sensibilmente ridotto. Tuttavia potete fare di più, ve lo garantisco. Ecco perché oggi vi ho riservato un pot pourri di verdure varie. Sarebbe prevista anche la carne, ma noi ne facciamo a meno.
16 dicembre (-9 giorni): cercate di distrarvi e di non pensare alla fame. Lo so, è tanta, ma potete farcela. Uscite tutta la giornata e tornate per cena: vi attende una zuppa di cicerchie, ovviamente senza condimento. 
17 dicembre (-8 giorni): che ne dite di depurarci un altro po'? Beh, allora, come all'inizio del nostro percorso, di nuovo dieta a base di soli liquidi. 
18 dicembre (-7 giorni): siamo sempre più vicini alla meta e vi state comportando davvero in maniera egregia. Vi premio con una fetta di ananas a colazione e una a pranzo, ma a cena solo una camomilla senza zucchero, giusto per mantenere i nervi saldi.
19 dicembre (-6 giorni): mi dispiace darvi questa ferale notizia, ma negli ultimi giorni della Dieta dell'Avvento tireremo ulteriormente la cinghia. Pertanto, da oggi fino alla Vigilia dovrete limitarvi a verdure, possibilmente crude e prive di condimento, e ad acqua. Per i prossimi giorni, vi indicherò dei diversivi per sviare la fame.
20 dicembre (-5 giorni): barricate il frigo.
21 dicembre (-4 giorni): fatevi bacchettare le mani se le allungate su qualcosa di non ammesso.
22 dicembre (-3 giorni): se vi viene voglia di cibo proibito, guardatelo solo in foto.
23 dicembre (-2 giorni): promettetevi un mega regalo natalizio se riuscite a rispettare la dieta.
24 dicembre (-1 giorno): oggi dovete resistere solo fino al cenone della Vigilia. Vi prescrivo, pertanto, digiuno assoluto fino ad allora.
25 dicembre: potete abbuffarvi, finalmente!

Ovviamente, aspetto i vostri resoconti giornalieri, completi di andamento del peso e delle circonferenze critiche.

Buona Dieta dell'Avvento a tutti!



giovedì 28 novembre 2013

Credete nell'amore eterno?

Ovvio, ciascuno di voi risponderà in base alla sua personale esperienza, motivo per cui vi invito a mettere da parte ogni tipo di autopersuasione e a dare una valutazione della questione il più oggettivamente possibile.
La domanda non è assolutamente di poco conto, tanto da essere oggetto di dissertazione sin dalla notte dei tempi.
Ci riferiamo, ovviamente, all'amore tra uomo e donna, visto che esistono anche amori incondizionati, primo fra tutti l'amore materno.
Sovrapporre l'universo maschile a quello femminile (o viceversa), senza che l'uno stritoli l'altro, ma in modo che essi risultino complementari, è una coincidenza davvero straordinaria, ma, a mio avviso, non impossibile.
Tuttavia, perché questa magica combinazione abbia luogo non basta la semplice fortuna: anche noi dobbiamo fare la nostra parte.

Come? Ecco, secondo me, gli ingredienti necessari per una possibile ricetta (veloce veloce) di Amore Eterno:
1) Nella scelta del partner, mai scendere a compromessi che umilino la nostra integrità personale: dobbiamo essere il completamento della nostra metà, e non una sua appendice. Pertanto, se le cose non filano più per il verso giusto, la decisione più saggia da prendere è archiviare il rapporto prima che diventi patologico.
2) Se pensiamo di aver trovato la nostra famosa metà, non rischiamo di perderla dando per scontato il nostro legame. Come tutti sappiamo e sentiamo continuamente ripetere, ogni sentimento, e quindi anche l'amore, per rimanere vivo va coltivato. E' come una partita senza fine a ping pong, in un botta e risposta in cui non bisogna mai sbagliare l'intensità e la mira in ciascun colpo. Se la pallina finisce fuori troppe volte, la partita ha fine e il vincitore sarà, ahimè, uno soltanto.
3) Non dimentichiamo, poi, l'ingrediente forse più importante nel rapporto di coppia: la comunicazione. Parlate sempre a cuore aperto con il vostro Lui/Lei, siate sempre sinceri e prendete qualunque decisione insieme, anche quelle che sembrano di poco conto.

Siete soddisfatti della ricetta? Sono riuscita a convincere anche i più restii di una possibilità, seppur remota, di Amore Eterno?
Per quelli di voi che non hanno dato cenno di assenso e che sono ancora recalcitranti, sento di dare un ulteriore suggerimento. Regalate ciò che, secondo un famoso spot, è per sempre: vuoi vedere che con un diamante anche l'amore diventa imperituro?



martedì 26 novembre 2013

Donne, i vostri uomini vi aiutano nelle faccende domestiche?

Immagino in questo momento le reazioni più disparate da parte vostra: di sicuro ci sarà chi ironicamente sorride, pensando al marito che gli è toccato in sorte. Ci sarà chi salta su tutte le furie, stufa del disordine e della sciatteria della sua dolce metà. Ci sarà chi tira un sospiro di sollievo, perché, causa separazioni e divorzi purtroppo sempre più frequenti, si è alla fine liberata di un peso divenuto troppo scomodo. Ci sono, infine, ma si contano sulla punta della dita, coloro che annuiscono sommessamente, consapevoli di essere animali rari, che so, una mosca bianca o un gorilla lilla; sono quelle quasi timorose di esternare questa loro condizione di privilegio, ma che, allo stesso tempo, vantano con fierezza l'essersi accaparrate una merce rarissima sul mercato: l'homo domesticus.
E sì, perché in quest'epoca in cui i ruoli si sono ribaltati, in cui le donne sono proiettate con sempre maggiore determinazione nel mondo del lavoro, tralasciando spesso la cura della casa per mancanza di tempo e di energie, non si assiste, per contro, ad un'analoga evoluzione anche nel ruolo maschile: l'uomo continua a lavorare fuori casa e a sporcare in casa, senza alcun apporto concreto nella conduzione domestica. Parliamo, naturalmente, della stragrande maggioranza dei casi, all'interno dei quali si apre una gamma di 'non collaborazione' particolarmente ampia: si va dai reati più lievi di trasandatezza colposa, fino a quelli ben più gravi e meditati di trasandatezza dolosa, che andrebbero puniti con pene esemplari. Quali? Una possibile soluzione potrebbe essere lasciare cucinare il polpo nel suo brodo, ossia abbandonare il tetto coniugale per qualche mesata, rifugiandosi da mammà o da un'amica compiacente, e mollare Attila al suo destino: vedrete che prima o poi, annaspando tra mutande fetide, piatti incrostati e cicche nauseabonde, si renderà conto di quanto sia valido il detto "O bere o affogare" e, pertanto, prenderà confidenza, per la prima volta in vita sua, con un panno per la polvere, una scopa e magari una ramazza ("rama... cosa?" diranno i miei lettori maschi). A poco a poco, la spelonca tornerà ad avere le sembianze di una dimora e il primo a sorprendersi positivamente del cambiamento sarà proprio lui, la nuova Cenerentola versione maschile.
A questo punto, potrete fare ritorno a casa, e per voi si apriranno due possibili scenari: o la vostra dolce metà vi accoglierà a braccia aperte, con la promessa di darvi una mano da quel momento in poi, ovvero vi darà un bel calcio nel di dietro perché a questo punto non servite più a nulla: la regina della casa adesso è LUI!
Beh, considerata la megalomania degli uomini, io dico: "Buona la seconda!"




giovedì 21 novembre 2013

Tira già aria di Natale (ma la parola d'ordine è: AUSTERITY)

Chi di voi ricorda l'Austerity? Forse solo quelli della mia età, ammesso che non abbiano cancellato con un colpo di spugna ricordi così lontani. E sì, perché si parla del periodo a cavallo tra il 1973 ed il 1974, durante il quale molti governi dei Paesi occidentali, compreso quello italiano, furono costretti ad emanare disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, in seguito allo choc petrolifero, ossia all'aumento repentino del prezzo del greggio da imputare a fattori politico-economici internazionali.
La disposizione di maggior impatto fu il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi motorizzati, velivoli e natanti compresi, pena multe salatissime a carico dei contravventori.  
Naturalmente, è proprio questo il provvedimento che in maniera più vivida mi riaffiora alla mente. Il perché è facile da intuire: essendo tutte, ma proprio tutte, le strade sgombre da ogni veicolo (ad eccezione dei mezzi di pubblica utilità), è chiaro che esse fossero diventate di dominio indiscusso di noi bambini. E questo fenomeno era tanto più sensibile quanto più intenso era il traffico automobilistico che normalmente transitava su quelle strade. All'epoca io abitavo a Portici, comune in provincia di Napoli e con elevatissima densità di abitanti; pertanto, non è difficile immaginare quanto, già allora, potessero essere trafficate le vie della cittadina e quanto esse, per contro, sembrassero surreali in quelle domeniche orfane del rombo dei motori. Noi bambini, ovviamente, non avevamo percezione alcuna della gravissima crisi economica di quel periodo, mentre ci era ben chiara la cuccagna che ci si era parata dinanzi e che ci permetteva di scorrazzare liberi e felici con biciclette, monopattini, pattini o, più semplicemente, a piedi, correndo a perdifiato nella direzione che più ci aggradava.
Senza ombra di dubbio, quegli anni hanno rappresentato per i bambini dell'epoca un piacere pieno e incondizionato, una ventata inaspettata di libertà, uno scoppio di gioia ed eccitazione festosa, un turbine di energia che ha, almeno in parte, stemperato l'inevitabile preoccupazione ed incertezza del momento.
Proprio ciò che servirebbe nel periodo di altrettanta crisi che stiamo vivendo. Eppure, l'istinto mi dice che una nuova Austerity, intesa come quella degli anni Settanta, è impraticabile. In quel frangente, tutto il popolo, a cominciare dai nostri governanti, era compatto e solidale nell'affrontare le difficoltà contingenti; tutti, indistintamente, osservavano i divieti e le restrizioni per conseguire un fine comune: superare la difficile parentesi, contenendo i danni.
Quella attuale è, viceversa, una crisi ben più profonda, che va aldilà di meri fattori politico-economici: è uno sgretolamento dei Valori, che travolge soprattutto chi ci governa. Il Paese è privo di una guida, ma, peggio ancora, non si fida più di nessuno. Ognuno tira dritto per la sua strada, pensando che non esiste l'economia, bensì la PROPRIA economia. 
E allora che fare? Beh, per questo Natale vi do un consiglio ripescato dall'antica saggezza napoletana che, in un famoso ritornello, recita: Mo' vene Natale, nun teng denari, mi fum na' pippa e me vaco a cuccà  (Ora viene Natale, non ho soldi, mi fumo una pipa e vado a dormire).
E quest'è! 



  

lunedì 4 novembre 2013

Quali sono le faccende domestiche che odiate di più?

Anche se probabilmente la mia domanda provocherà reazioni di insofferenza e di fastidio nelle carissime lettrici, è pur vero che una casalinga doc, quale mi fregio di essere, non poteva esimersi da tale quesito.
Personalmente, tra tutte, la faccenda con la quale vado meno d'accordo è stirare: considerato che ho quattro figli che si sporcano di continuo e un marito che si cambia da capo a piedi ogni santo giorno della settimana, non potete non darmi ragione.   
Giorni fa ho voluto verificare se, in questo senso, ero o meno in buona compagnia e, perciò, ho fatto capolino nella pagina FB La Casalinga Ideale, gestita dalla mia cara amica Giorgia Giorgi. Alla domanda fatidica, molte hanno risposto proprio come la sottoscritta, ma anche spolverare e pulire i vetri si sono ben classificati.
Insomma, pare che la vita della casalinga moderna sia tutt'altro che idilliaca, sebbene disponiamo di una serie interminabile di prodotti per la pulizia della casa e dei più svariati elettrodomestici che semplificano e velocizzano le faccende domestiche.
Che fare, dunque? 
Indubbiamente, esistono vari rimedi per alleggerire i lavori di casa: molte amiche hanno suggerito l'ascolto della musica che mi sembra un'ottima terapia in qualsiasi occasione. Io aggiungerei anche l'ascolto di canali televisivi o radiofonici in lingua straniera, così da unire l'utile al dilettevole, migliorando il nostro inglese, francese, spagnolo, ecc. 
Tuttavia, sopra ogni cosa, ritengo che il rimedio più efficace sia quello di modificare la nostra personale accezione di casalinga. Badate bene, non sto parlando di come gli altri vedono questa figura, ma di come noi stesse ci percepiamo. Il nostro vero, grande limite sta nel visualizzarci come donne trasandate, annoiate, prive di interessi. Viceversa, dovremmo acquisire la piena consapevolezza di essere i pilastri portanti delle nostre dimore, le depositarie dei segreti del focolare domestico, intorno alle quali ruota l'equilibrio e la serenità dell'intero nucleo familiare.
Purtroppo, la moderna società a poco a poco ha sgretolato molti dei valori intrinseci della famiglia, in nome di un progresso che, se da un lato ha dato spazio all'emancipazione delle donna nel mondo del lavoro, dall'altro l'ha sottratta al ruolo insostituibile di casalinga, inteso nel senso nobile che ho testé citato.
Ma qui apriamo una parentesi davvero spinosa e delicata, che ritengo sarebbe il caso trattare in separata sede.  
Nel frattempo, il mio consiglio è questo:

cerchiamo di visualizzarci così




piuttosto che così!




sabato 26 ottobre 2013

Qual è il vostro segreto per rimanere giovani?

L'eterna giovinezza è un mito che un po' tutti rincorriamo, ma, proprio in quanto mito, è per definizione una idealizzazione di per sé irraggiungibile. Nel nostro immaginario, tuttavia, riserviamo immancabilmente uno spazio privilegiato alla possibilità di rimanere giovani e, sebbene siamo consapevoli che tale possibilità sia tutt'altro che concreta, ci piace comunque cullarci in quest'idea confortante e rinvigorente.
L’elisir di eterna giovinezza chiaramente non esiste, ma ci sono degli espedienti cui possiamo ricorrere per rimanere giovani il più a lungo possibile.
Un ruolo determinante in questa lotta contro l'inesorabile passare del tempo gioca il nostro equilibrio mentale. Difatti, è provato (e direi che è lapalissiano!) che coloro che guardano alla vita con ottimismo vivono più a lungo dei pessimisti, poiché felicità ed ottimismo aumentano il numero e l’efficacia delle cellule immunitarie, le armi migliori a disposizione dell’organismo per far fronte alle malattie. Del resto, già la saggezza popolare, con il motto Il riso fa buon sangue,  è depositaria da secoli di questa verità inconfutabile. 
Un ruolo altrettanto importante svolgono una corretta alimentazione e una regolare attività fisica, cui aggiungerei anche l'assoluta priorità di abbandonare vizi e stravizi, quali fumo, alcool e carenza di riposo.
Sono indubbiamente consigli che già tutti conosciamo e condividiamo, ma che raramente applichiamo con sistematicità.
Se solo riuscissimo ad essere più lungimiranti. chissà, il risultato potrebbe essere questo:


E voi cosa fate per arrivare ad 86 anni alle parallele simmetriche?

giovedì 24 ottobre 2013

Scusate il ritardo!

Ebbene sì, carissimi internauti! Dopo circa 5 mesi di latitanza, ho deciso di spolverare il mouse, liberarlo da un po' di ragnatele e rituffarmi nel mondo dei blogger. In effetti di cose ne sono successe nel frattempo, tipo le vacanze estive alle prese con i miei quattro diavoletti e l'inizio della scuola che vede cimentarsi anche il mio terzo figlio (vi aggiorno, perché sicuramente avrete perso il conto: Aurora, 10 anni, frequenta la 5a elementare, Carlo Alberto, quasi 8, frequenta la 3a elementare, Diego, 6, frequenta la 1a, mentre l'adorabile Filippo è ancora alle prese con biberon e pannolini). In più, ho deciso di riprendere l'attività sportiva, iscrivendomi in palestra lo scorso giugno e praticando jogging a giorni alterni. Vi sembra ancora poco? Beh, allora a tutto ciò aggiungete la spesa, la cucina, le lavatrici (almeno due al giorno), lo stiraggio, il servizio di taxi a favore dei miei figli per le loro svariate attività e il gioco è fatto. Quasi quasi era meglio lavorare in banca...
Scherzi a parte, il dialogo con voi mi mancava troppo, per cui, anche spinta da molte amiche e lettrici, mi sono detta che, in questo perenne ambaradan che è la mia vita, dovevo assolutamente ritagliare un nuovo spazio da dedicare al mio blog.
Nel ritorno alle mie trascorse abitudini di blogger, un ruolo determinante ha giocato il mio libro Da bancaria per caso a casalinga per scelta, che ultimamente è stato oggetto di molteplici richieste da parte vostra. Il contatto diretto che amo stabilire con le mie lettrici mi ha dato conferma di ciò che già immaginavo, ossia che il problema della donna moderna di conciliare famiglia e lavoro è oggi più sentito che mai. Dove sono da ricercare le ragioni di questo malessere? Indubbiamente, la congiuntura economica sfavorevole costringe spesso a subire condizioni di lavoro non del tutto ortodosse, per cui solitamente la donna rientra a casa con un carico di stress superiore alla norma. A tutto ciò, si aggiunga che l'impegno profuso a favore dei figli è cresciuto proporzionalmente alle loro esigenze e pretese, che non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle della generazione che li ha preceduti (la nostra, per intenderci!).
Insomma, oggigiorno, per avere ragione sulle avversità della quotidianità, dovremmo fare un corso di sopravvivenza estrema, o meglio ancora, prendere lezioni da Wonder Woman
Per questi ed altri motivi, sono sicura che le donne stanno acquisendo una sempre maggiore coscienza del ruolo fondamentale ed insostituibile che esse sono chiamate a svolgere all'intero della mura domestiche. Così come sono sicura che l'esercito delle casalinghe rivoluzionarie conta sempre più adepte, e che queste, armate di matterello e forchettone, sono pronte ad uscire dal gregge e a dire la loro...
E allora, coraggio, donne! Venite allo scoperto e date voce alle vostre ragioni! La rivoluzione è già cominciata e reclama il suo esercito!
Da parte mia, ecco il mio piccolo grande contributo 'rivoluzionario': chi va controcorrente o chi è tentato di andarci, si ritroverà sicuramente nelle pagine del mio libro, che, con tutto il cuore, spero leggerà, in un reciproco arricchimento e scambio di esperienze.
Ah, dimenticavo! Come disse qualcuno più grande di me, "Scusate il ritardo" con cui sono rientrata in rete, ma, del resto, si dice anche "Meglio tardi che mai"!

Da bancaria per caso a casalinga per scelta


venerdì 10 maggio 2013

'Campagna' elettorale!

Mi scuso per la prolungata latitanza dal mio blog, ma un motivo c'è e vorrei farvene partecipi: ho accolto, con immenso piacere, l'invito della mia grande amica Assunta Caruso, candidandomi in qualità di consigliere al Comune di Sant'Angelo dei Lombardi alle prossime elezioni comunali del 26 e 27 maggio 2013. La lista, guidata da Assunta, si chiama Insieme e si propone per un reale rinnovamento dell'amministrazione locale, grazie ai candidati liberi e competenti che ne fanno parte.
Per chi non lo sapesse, il territorio di Sant'Angelo si estende per lo più nelle campagne, dove come lista stiamo camminando bussando porta dopo porta per presentarci e farci guardare in faccia. Vi assicuro che gli elettori vogliono guardare negli occhi i potenziali amministratori e i nostri sono occhi limpidi e fermi, come le nostre intenzioni di buon governo.
Vi lascio ad alcune foto della nostra 'campagna elettorale', sicura che, come ha detto il mio amico e compagno di lista Angelo Verderosa (Lillino), il vento girerà dalla nostra parte!






lunedì 29 aprile 2013

Nella politica paga più la trasparenza o l'inciucio?

In questi tempi di ripulizia politica (apparente o reale che sia), la risposta mi sembra ovvia. Tuttavia, sono ormai avvezza ad aspettarmi di tutto e, quindi, anche l'inciucio da parte di chi apertamente professa e si batte per la trasparenza in politica.
Cos'è innanzitutto la politica? 
La prima definizione (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine polis, che in greco significa città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, "politica" significava l'amministrazione della polis per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. 
Dunque, questa la definizione di ciò che la politica dovrebbe essere. Cruciale per il suo stesso esistere e manifestarsi è la partecipazione di tutta la collettività.
E proprio qui, cari miei, sta il punto nodale della questione. Le vicende politiche degli ultimi anni, disdicevoli e condannabili sotto molteplici aspetti, hanno fatto sì che il cittadino medio non identifichi più la politica come l'esercizio di un potere, democraticamente conferito ad alcuni, per il perseguimento del bene collettivo, bensì come lo strumento nelle mani di pochi per il perseguimento di interessi particolari, se non addirittura personali. 
Che fare, a questo punto, per ricucire lo strappo? Come recuperare l'indispensabile consenso non delle lobbies, dei gruppi di potere, dei grandi elettori, ma piuttosto della collettività di cui tutti facciamo parte?
La risposta è più semplice di quanto immaginiate: pensate con la vostra testa, esercitate davvero autonomamente il vostro diritto di voto, sulla base di pochi indicatori. La semplicità, l'entusiasmo, la comprensibilità, la modestia, lo spirito di gruppo del candidato dovranno guidarvi nella scelta. Viceversa, rischierete di contribuire a preparare la solita minestra, ma, stavolta, non avrete scusanti: dovrete buttarla giù tutta senza fiatare! 


lunedì 22 aprile 2013

La pazienza è la virtù dei forti... o no?

Che dire? Per cominciare, parliamo di una virtù che, come tante altre, è ormai caduta in disuso.
Pare che oggi chi riscuote più consensi ed è maggiormente apprezzato sia colui che si mostra più intransigente ed intollerante. E' questa l'epoca delle parolacce, delle sgomitate, degli strilli, dell'esasperata e, spesso, ingiustificata insofferenza verso tutto e tutti. Non vi è più alcuno spazio per un confronto pacato e moderato, non vi è più alcuna disponibilità ad incontrarsi a metà strada per trovare una soluzione che possa soddisfare al meglio, non vi è più la pazienza di attendere che i frutti maturino: si vuole tutto subito, secondo le proprie regole (o meglio, in assenza di regole), e, se ciò non accade, un bel colpo di spugna, senza crearsi troppi scrupoli.
E, invece, bisognerebbe comprendere che la pazienza è un grande dono, che, unito, alla perseveranza, permette di raggiungere qualsiasi obiettivo. A differenza dell'intolleranza e della protervia, non miete vittime lungo il cammino, ma tende sempre alla conciliazione e alla condivisione.
Naturalmente, l'esercizio di questa virtù non è assolutamente semplice, soprattutto se contestualizzato nella moderna società. Occorrono un autocontrollo e un equilibrio non indifferenti che necessitano di un vero e proprio 'allenamento' quotidiano. Come bene ha detto Jean Jacques Rousseau La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce
Saremo abbastanza tenaci da mettere da parte la pigrizia e cominciare seriamente il nostro allenamento? 



giovedì 18 aprile 2013

Avete mai perso un'occasione importante nella vostra vita?

Penso che  la risposta sarà positiva nella maggioranza dei casi. Tutti noi rimpiangiamo di non aver colto delle opportunità o di non essere stati sufficientemente tempestivi in frangenti cruciali.
L'idea che 'il treno sia passato' e che non sarà più possibile saltarci su, provoca in noi una sensazione di vuoto e di smarrimento, di impotenza e di rabbia, che ci logora fin nel profondo dell'anima e ci aggroviglia lo stomaco in un tumulto di emozioni che non siamo in grado di governare.
Ci sentiamo in trappola, senza alcuna via di uscita, e il nostro disagio tanto più si accresce quanto più siamo consapevoli di aver dato una mano alla sorte nel provocare questa indesiderata circostanza.
Che fare? Come convivere con questo incolmabile rammarico?
Ebbene, desidero tranquillizzarvi immediatamente.
Innanzitutto, non dimenticate mai che il tempo cura tutte le ferite e, dunque, ciò che oggi vivete come una tragedia insormontabile, domani vi sembrerà sicuramente un evento contrastabile.
In secondo luogo, non perdete mai di vista il vero focus di tutta la questione, ossia voi stessi e il vostro  reale valore. Sono questi dei dati stabili che sta a voi rinsaldare ed accrescere nel tempo. Se siete sicuri e consapevoli delle vostre capacità, allora vi assicuro che un'occasione apparentemente persa diverrà il presupposto di nuove opportunità, opportunità che potreste essere addirittura voi stessi a creare, proprio sulla spinta della momentanea delusione.
In altre parole, non esistono occasioni perse, ma piuttosto infinite possibilità da cogliere. Tocca a noi lavorare su questo aspetto anziché fossilizzarci su uno sterile rimpianto.



martedì 16 aprile 2013

Quanto conta l'orgoglio nel rapporto di coppia?

Molto, ve lo assicuro, ma, come in tutte le cose, non bisogna esagerare, perché, si sa, il troppo stroppia! Tento di essere più chiara, premesso che, come al solito, do un'interpretazione del tutto personale al tema trattato. 
Cos'è l'amore? Domanda difficilissima, ma la prima risposta che mi viene in mente è: "un compromesso". Badate bene, non che io sia contro il romanticismo, la passione, il feeling e via di questo passo, ma, se ci pensate bene, l'amore è duraturo solo quando la coppia condivide e rispetta giorno dopo giorno un accordo, tacito o manifesto che sia, che riguarda l'osservanza di determinati principi e di comportamenti rispettosi per la controparte.
Ovviamente, come qualunque compromesso, anche l'amore comporta delle rinunce per ciascuno dei componenti la coppia, ma sono rinunce a cui ci sottoponiamo volontariamente e, direi, quasi con dedizione ed abnegazione. Sono il caposaldo del rapporto stesso, senza le quali esso perderebbe quel senso di immedesimazione, di compenetrazione, di fusione dei due in uno che gli è proprio.
Dunque, l'amore, di ogni tipo, e, quindi, anche quello di coppia, è sicuramente l'espressione più nobile dell'altruismo ed è questo il motivo per cui non può andare d'accordo con un atteggiamento esageratamente orgoglioso.
L'orgoglio non deve mancare nel momento in cui rappresenta un baluardo per l'amor proprio, che nulla, neanche il rapporto di coppia, può svilire. Ma è sicuramente deleterio quando viene esasperato fino ad anteporre la stima eccessiva di sé a quell'incontrarsi a metà strada che è l'amore.
Del resto, chi meglio di Jane Austin in Orgoglio e pregiudizio, poteva darne una definizione? Eccola:
L'orgoglio è un difetto assai comune. Da tutto quello che ho letto, sono convinta che è assai frequente; che la natura umana vi è facilmente incline e che sono pochi quelli che tra noi non provano un certo compiacimento a proposito di qualche qualità - reale o immaginaria - che suppongono di possedere. Vanità e orgoglio sono ben diversi tra loro, anche se queste due parole vengono spesso usate nello stesso senso. Una persona può essere orgogliosa senza essere vana. L'orgoglio si riferisce soprattutto a quello che pensiamo di noi stessi; la vanità a ciò che vorremmo che gli altri pensassero di noi.
E, adesso, come sempre, lascio a voi la parola...


giovedì 11 aprile 2013

Quale personaggio delle fiabe vorreste essere e perché?

Rammentate i tempi in cui ci venivano lette delle belle fiabe per conciliare il nostro sonno? Tempi in cui non esistevano ancora computers, tablets ed altre diavolerie simili, ma solo i vecchi, buoni libri, compagni di avventura della nostra fantasia e dei nostri mondi immaginari.
Ricordo con immenso piacere i momenti in cui leggevo, anzi divoravo, le fiabe dei fratelli Grimm, di Hans Christian Andersen, di Charles Perrault, consumando letteralmente con gli occhi le illustrazioni da cui cercavo di carpire ogni minimo dettaglio per immedesimarmi il più possibile con la vicenda narrata.
Di fatto il bambino soffre e si rallegra insieme ai personaggi delle fiabe come se il loro dolore fosse il suo dolore, le loro lacrime le sue lacrime, la loro felicità la sua felicità. Ogni atto di bontà ha la propria ricompensa e ogni cattiveria viene punita. Il bene vince sempre sul male, anche se, in questo processo, il bambino sperimenta come il male possa sopraggiungere all'improvviso, come ciò provochi in lui paura sin nel profondo della sua anima e come la vittoria della giustizia e del bene sia per lui liberatoria e consolatoria.
Dunque, la fiaba ha un respiro etico amplissimo che contribuisce in maniera insostituibile a fondare e a rendere solida la moralità del bambino. Questo aspetto è sottolineato egregiamente dalle parole dei fratelli Grimm: "Le fiabe vengono raccontate ai bambini affinché, in una luce pura e lieve, i primi pensieri e le prime forze del cuore si sveglino e crescano."
La fiaba che sopra ogni altra prediligo sono Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi. Dire che questo è un testo che venero è assolutamente riduttivo, poiché ritengo che esso sia un concentrato magistrale di tutti gli insegnamenti che andrebbero trasmessi ai futuri uomini e donne. Non a caso, è stato il primo libro di narrativa che ho regalato a mia figlia e, di tanto in tanto, ci soffermiamo a leggerne insieme qualche pagina, forse più per il mio diletto che per il suo.
Per quanto la valenza pedagogica di quest’opera sia indiscutibile, è anche vero che nessuno identifica l’incontenibile burattino come latore di valori morali o come il simbolo del bene che trionfa sul male. In realtà, se questo racconto continua ad essere letto in tutto il mondo dopo quasi centotrenta anni, è per la simpatia senza riserve suscitata dal suo protagonista, così vicino, nelle sue debolezze ed incoerenze, ai lettori piccoli e grandi.
Quasi quasi ci lascia delusi la sua trasformazione finale in un ragazzino in carne ed ossa, poiché, se idealmente tutti desideriamo dei figli modello, ubbidienti, rispettosi e bravi a scuola, tuttavia, nel nostro immaginario continuiamo a propendere per il burattino birbante e per le sue strabilianti peripezie.
Sarà forse perché il suo cambiamento rappresenta un po’ l’emblema malinconico del passaggio dalla magica libertà infantile ai doveri e alle responsabilità della vita adulta.
E, si sa, tutti noi vorremmo tornare ad essere bambini!








mercoledì 10 aprile 2013

Siete esageratamente, mediamente o moderatamente gelose?

Cercando sul dizionario la definizione di gelosia, leggo: "Sentimento di chi ha paura di vedersi sottratto l'oggetto del proprio amore".
Dunque, già dalla pura e semplice definizione intuiamo che la gelosia innanzitutto non è un sentimento positivo, poiché essa è invariabilmente sinonimo di insicurezza personale. A ciò si aggiunge il suo lato forse più odioso e meno tollerabile, ossia il diffidare della persona amata, cosa che reputo totalmente riprovevole oltreché villana. 
Fatte queste premesse, che, naturalmente, sono una mera opinione personale, soffermiamoci adesso sul grado della gelosia.
Se rientrate nella categoria A), ossia quella delle 'esageratamente gelose', vi consiglio vivamente, soprattutto ai fini della sopravvivenza del vostro legame, di correggere, e non di poco, il tiro. Mi spiego meglio: è indispensabile che facciate, innanzitutto, una seria autoanalisi, scandagliando per bene tutte le vostre insicurezze, poiché siate pur certe che, qualora non riusciate a colmare quelle insicurezze, la gelosia sarà la tomba del vostro amore.
Se rientrate nella categoria B), quella delle 'mediamente gelose', già cominciamo a ragionare. Certo, l'effetto che la vostra possessività produce sulla persona amata dipende dal suo grado di autostima, poiché chi è consapevole delle proprie capacità, non ha certo bisogno di trovare in altri la conferma al proprio valore. E, dunque, eccessive attenzioni da parte vostra potrebbero essere fraintese e produrre effetti indesiderati.
Se rientrate nella categoria C), quella delle 'moderatamente gelose', allora la gelosia può divenire davvero l'altra faccia dell'amore, poiché, citando Francesco Algarotti, Pensieri diversi (1765), la gelosia ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire.
Tuttavia, tanto per citare un altro aforisma, io sono assolutamente d'accordo con Robert Anson Heinlein, quando in Lazarus Long l'Immortale (1973), afferma: Una persona competente e sicura di sé è incapace di ogni sorta di gelosia.
E adesso tocca a voi...



martedì 9 aprile 2013

Avete mai pensato di andare a vivere all'estero? Dove?

Quella di trasferirsi all'estero è un'affermazione che sempre più spesso è dato sentire da gente di ogni ceto ed età. Il motivo è sicuramente da ritrovarsi nel malcontento generalizzato nei confronti dei servizi pubblici, della burocrazia, ma, in particolare, della cosiddetta 'casta politica' che spadroneggia nel nostro paese.
Siamo tutti così amareggiati ed arrabbiati che la scelta più logica ci sembra quella di abbandonare tutto e ricominciare daccapo altrove. Naturalmente, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di propositi alimentati dalle emozioni, piuttosto che dal raziocinio e, dunque, propositi destinati a rimanere tali, mere scappatoie mentali in cui ci rifugiamo per dare voce al nostro disagio e al nostro risentimento.
Eppure, io sono una di quelle che è ricorsa ripetutamente a questa affermazione con la seria intenzione di metterla in atto, e non perché fossi insoddisfatta del mio paese, ma piuttosto perché, da buona Gemelli amante dei viaggi, mi innamoravo perdutamente di tutti i luoghi che visitavo, trovando in ciascuno di loro colori, odori, cibi, gente o un altro particolare che sicuramente non avrei più incontrato altrove.
I due paesi che maggiormente mi hanno rapito sono stati la Danimarca e la Spagna. 'Possibile?', direte voi, visto che si tratta di due realtà praticamente agli antipodi. Sì, lo ribadisco: Danimarca e Spagna. Probabilmente, nella loro profonda diversità, mi attirano per il fatto di compensarsi a vicenda, soddisfacendo ampiamente tutte le prerogative che il mio luogo ideale dovrebbe possedere: la Danimarca mi è piaciuta per la impareggiabile cordialità della gente, per la gioia di vivere che traspare dal loro viso, per l'ordine e l'efficienza; la Spagna l'ho apprezzata per il clima temperato, per l'idioma travolgente, per le bellezze naturali ed artistiche.
Eppure, alla fine, sono rimasta qui, come tutti, forse perché sono ancora alla ricerca di un posto che sia in grado, nel bene e nel male, di eguagliare il mio Bel Paese!



venerdì 5 aprile 2013

Quando le proprie passioni diventano un lavoro...

Molte delle amiche che mi contattano tramite il mio blog o la posta elettronica mi sottopongono spesso questa domanda: "Ma è possibile che le proprie passioni diventino anche un lavoro che va via via a sostituire quello tradizionale?"
Naturalmente, capite bene che il quesito è tutt'altro che semplice, per non parlare, poi, della risposta... 
E' anche vero che, in qualità di 'rivoluzionaria', sono la persona adatta a cui porre questo tipo di domanda. Ebbene, la mia risposta, ovviamente, non è mai stata un categorico 'no', ma ho sempre aperto qualche spiraglio (e, forse, anche un'intera porta) di possibilità e di speranza. Da dove deriva tutto questo mio ottimismo? Sicuramente almeno in parte dal mio carattere volitivo e solare e dalla consapevolezza delle mie capacità e dei miei limiti, ma la quasi certezza che il sogno di ciascuno di noi possa diventare realtà l'ho mutuata dal mio peregrinare in internet alla ricerca di iniziative imprenditoriali handmade, trasformatesi, poi, in attività di successo.
Essendo una blogger, l'universo in rete che mi attira di più è proprio dei blogs, ossia dei diari on-line. Ce n'è per tutti i gusti: dal cibo al bricolage, dal cucito e ricamo al make-up, dalla lettura e scrittura al giardinaggio. Sono tutti siti di persone comuni che, avendo una passione, la espongono in rete con l'intento di far conoscere le proprie abilità unitamente alle proprie produzioni. Il blog diviene, così, un luogo di incontro virtuale di coloro che coltivano la stessa passione e che, grazie ad internet, possono trarre ispirazioni, scambiare opinioni e conoscenze, ma, addirittura, imparare da zero. Sì, avete capito bene, in quanto i siti più avanzati, che sono anche quelli con un maggior numero di lettori (i cosiddetti followers), mettono a disposizione del visitatore un'ampia gamma di tutorials, ossia video o sequenze fotografiche in cui, passo dopo passo, viene spiegato come realizzare una torta, un ricamo o una creazione sartoriale.
I blogs che seguo sono tanti, ma la mia lista dei preferiti ne annovera solo alcuni, che, almeno per i miei gusti, si distinguono per originalità e, soprattutto, per la forte personalità dei bloggers (in realtà, le mie preferite sono tutte donne!)

Ecco alcuni esempi:
Le Sartine della mia amica Anna
Andante con gusto della mia amica Patrizia
filo-so-pia di Pia, che ho scoperto da poco, ma che trovo eccezionale sotto vari aspetti, soprattutto quello grafico.

Tutte donne che, quasi sempre per caso, hanno cominciato la loro avventura su internet, avventura che, poi, è diventata una sfida stimolante e divertente e che ora trova riscontro anche in crescenti soddisfazioni personali.

Insomma, care signore, a questo punto non vi resta che osare e, naturalmente, tenermi aggiornata!







mercoledì 3 aprile 2013

Meglio single o sposati?

Dare una risposta univoca è, come sempre, impossibile.
Stando alla vox populi, mi sembra che i più convinti del loro status siano i single piuttosto che gli sposati. Una delle ragioni è forse da ricercare in un diffuso luogo comune, secondo il quale il matrimonio sarebbe la tomba dell'amore.
Essendomi convertita alla vita coniugale solo in tarda età (a 35 anni suonati!) ed avendo, quindi, sperimentato a lungo la condizione di single, devo ancora una volta dissentire. Naturalmente, ciascuno di noi si fa portatore della sua esperienza, del suo vissuto interiore, del suo modo di approcciare e concepire la vita. Sta di fatto che, almeno dal mio punto di vista, l'essere single non può considerarsi una condizione invidiabile se esso diventa uno status permanente. Il completamento di un individuo, a prescindere se si tratti di un uomo o di una donna, avviene sempre nel confronto quotidiano con un'altra persona, con la famosa 'altra metà della mela'. Con questo non intendo affermare che ad un certo punto della nostra vita dobbiamo necessariamente sposarci. Intendo solo dire che, se, come nel mio caso, la nostra strada incrocia quella di una persona che vibra delle nostre stesse frequenze, allora vale la pena raccogliere la sfida che il destino ci pone dinanzi e provare a costruire insieme a quella persona qualcosa di nuovo e di stimolante. L'impresa non è semplice e il risultato non è garantito, ma è di certo meglio che sottrarsi alla vita, rifugiandosi nella comoda condizione di single
E voi, cosa ne pensate?


martedì 2 aprile 2013

Come sopravvivere felici alle festività pasquali

Chi di voi non è uscito malconcio e con qualche chilo in più da questa breve, ma, purtroppo, intensa parentesi pasquale, alzi la mano e si faccia avanti, poiché sicuramente siamo tutti curiosi di conoscere i segreti per sopravvivere alle esperienze che ti 'segnano' la vita. E la Pasqua, come del resto il Natale, rientra senza ombra di dubbio in questa categoria, almeno dal punto di vista gastronomico...
Premesso che quasi l'intera gamma delle pietanze pasquali non incontra i miei gusti, capirete bene che, almeno nel mio caso, il danno si aggiunge alla beffa: la bilancia segna un chilo in più (e mi è andata di lusso!), ma il mio palato è rimasto del tutto insoddisfatto.
Cosa fare, allora, per riacquistare la linea, ma, soprattutto, il buonumore dopo lo tsunami pasquale?
Innanzitutto, smistate prontamente e senza alcun ripensamento o debolezza tutti gli avanzi dei pranzi festaioli: i destinatari possono essere parenti, amici, ma anche conoscenti che magari hanno cani o gatti di bocca buona, purché, naturalmente, siate sicuri di non offendere la loro sensibilità. 
In secondo luogo, uscite senza indugio a fare una spesa a base esclusivamente di frutta, verdura, legumi e cereali e depuratevi con cibi di origine vegetale per almeno una settimana.
Vi suggerisco di abolire anche il latte, concedendovi semmai uno yogurt a colazione o a merenda.
Mi sembra superfluo consigliarvi di rifuggire drasticamente da uova, ovetti e conigli di cioccolata, che attenterebbero senza possibilità di appello alla vostra linea e alla levigatezza della pelle del vostro viso (mi riferisco agli odiosi brufoli!).
A tutto ciò aggiungete ogni giorno un'ora buona di jogging o camminata veloce o altra attività fisica e il gioco è fatto: vi assicuro risultati più che soddisfacenti già nelle prime due settimane.
E se... e se, invece, di tutto 'sto supplizio, cedessimo alle lusinghe delle uova di cioccolata? Sicuramente il nostro umore andrebbe a picco e la bilancia fuggirebbe alla nostra vista, ma, per lo meno, il nostro palato avrebbe la sua rivalsa mega, iper, super-goduriosa!



venerdì 29 marzo 2013

Siete delle fanatiche del trucco?

La storia del make up ha origini antichissime. Sembra che i primi ad aver creato una linea cosmetica siano stati gli Egiziani che utilizzavano il kajal o kohl,  una polvere composta principalmente di galena, malachite, zolfo e grasso animale, destinata al trucco degli occhi. In particolare, essa veniva usata per scurire le palpebre e delineare il contorno degli occhi, in modo da conferire loro il tipico sguardo a mandorla, considerato molto attraente.
Il kohl era usato anche dai Romani sin dal I secolo a.C. per il trucco di ciglia e sopracciglia. Le labbra venivano tinte di rosso, utilizzando polvere di ocra, ed il volto e le braccia erano imbiancati con biacca oppure gesso, mentre il contorno degli occhi veniva annerito con della fuliggine. 
Dunque, sin dall'antichità, il trucco ha avuto grande rilevanza, non solo estetica, ma spesso anche culturale o religiosa.
Il make up come business nasce, tuttavia, solo agli inizi del Novecento, con le prime case cosmetiche, come Max Factor, Elizabeth Arden, Revlon, Lancôme.
Da allora, il trucco è diventato sempre più per la donna moderna un vero e proprio must, al punto tale che attualmente i canali internet che riscuotono maggiore successo sono proprio quelli che insegnano come truccarsi nelle più svariate occasioni e che consigliano meticolosamente quali prodotti usare per la cura e la bellezza del viso, delle mani e del corpo.
Ma non sarà che, per correre dietro all'effimero, stiamo perdendo di vista i veri valori?






giovedì 28 marzo 2013

Preferite donare o ricevere?

Chi non conosce il famoso proverbio A caval donato non si guarda in bocca? Aldilà dell'immediatezza del testo, ciò che mi preme sottolineare è il significato più profondo che esso cela, vale a dire come tutto ciò che ci arriva in dono sia qualcosa di speciale e di irripetibile, di cui dobbiamo essere grati a prescindere se il regalo sia o meno di nostro gradimento. I bambini (ma anche gli adulti!) di oggi sono abituati a ricevere troppo facilmente, con la naturale conseguenza di sminuire l’intrinseco valore del gesto del donare, valore, che, come non vi sarà difficile immaginare, va ben oltre il semplice passaggio di un oggetto da una mano all'altra. In quell'atto si racchiude tutta la magia che ne accompagna le varie fasi: l’individuazione sapiente del regalo, la sua ricerca, volta a scovare esattamente quello che la nostra mente e il nostro cuore hanno concepito, la sua scelta, che ci fa orientare verso l’oggetto per cui proviamo maggiore affinità, e, infine, il passaggio vero e proprio dalle nostre mani a quelle del destinatario, il momento, ovviamente, più emozionante, in quanto sperimentiamo in maniera tangibile la nostra capacità di procurare felicità agli altri. Ne consegue che, se il nostro dono non viene apprezzato, la magica costruzione concepita dalla nostra mente ci crolla addosso come un macigno e ci fa sentire fallibili proprio con le persone che ci stanno più a cuore. 
Ciò detto, avrete probabilmente intuito che la sottoscritta preferisce donare piuttosto che ricevere in dono. Un momento che adoro è, in particolare, la confezione del pacco regalo in cui esprimo tutta la mia creatività e il mio gusto.
Ciò non toglie che, ogni tanto, mi piace anche essere la destinataria delle attenzioni altrui. Per esempio, sono ormai dieci anni che aspetto un certo regalo 'brillante' da parte di mio marito.
Fortuna che la speranza è l'ultima a morire!



mercoledì 27 marzo 2013

Che rapporto avete con i vostri capelli?

E' inutile nascondercelo, i capelli sono tra gli elementi di seduzione su cui noi donne puntiamo di più. Ma ciò che, forse, non tutti sanno è che la capigliatura, oltre ad essere una componente essenziale della nostra immagine, ha ricoperto un'importanza simbolica sin dall'antichità.
Pensiamo, ad esempio, a Berenice, moglie devota del faraone Tolomeo, che, preoccupata per suo marito partito per la terza guerra siriaca, decise di sacrificare una sua ciocca, donandola alla dea Afrodite, per impetrare la vittoria del marito insieme al suo repentino ritorno. In seguito alla sparizione della ciocca, nacque la leggenda che i capelli della regina fossero diventati una costellazione, quella che in seguito è stata appunto denominata "Chioma di Berenice".
O, ancora, pensiamo alle donne romane che, fin dai tempi della prima Repubblica, amavano tingersi i capelli per rendere più attraente il loro aspetto, servendosi di solito della cenere del focolare che conferiva loro una chioma dai riflessi rossi.
Molto diffuso in età imperiale era invece l'henné che veniva dall'Egitto. Le tonalità usate arrivavano sino al colore azzurro, molto appariscente e gradito dalle più spregiudicate.
O pensiamo al Medioevo, quando le donne per entrare nei luoghi di culto dovevano nascondere i propri capelli, considerati simbolo di seduzione e provocazione.
Insomma, nella storia umana i capelli hanno avuto un valore particolare per molte civiltà: ornamento prezioso, insostituibile, da curare e mettere in mostra, o parte del corpo da nascondere alla vista altrui. Una caratteristica della personalità talmente tenuta in considerazione da svolgere funzione sociale o spirituale.
Oggigiorno, la donna gode di una completa libertà nella scelta del suo look, motivo per cui le acconciature che ammiriamo sulla testa delle signore sono quanto mai varie: si va dal corto al lungo, dal liscio al mosso, dal colore naturale alle tinte più fantasiose ed improbabili.
Personalmente, sono particolarmente gelosa dei miei capelli e, se ne avessi il tempo, sono sicura che dedicherei loro molta più cura di quanto non faccia abitualmente.
Tuttavia, una cosa è certa: se la mia capigliatura non mi soddisfa, sono nervosissima, al punto che, in questi frangenti, mio marito, che mi conosce bene, inevitabilmente mi chiede: "Cosa è successo? Il parrucchiere ti ha forse sbagliato la tinta?". E state sicuri che la sua intuizione è andata molto, molto vicina alla realtà!




lunedì 18 marzo 2013

Come rendere felici i vostri mariti

In questo frangente, non vorrei cadere nell'ovvietà o, peggio ancora, nella banalità, dandovi consigli scontati del tipo "Addobbatevi stile geisha", "Prendetelo per la gola" o "Specializzatevi nel massaggio thailandese"! Tutto ciò sarebbe sicuramente apprezzato dagli istinti primitivi della vostra dolce metà, ma ritengo che, sulla lunga distanza, non sortisca gli effetti duraturi ai quali, invece, vorrei condurvi.
Ciò che, piuttosto, dovete fare è stupire il vostro uomo quando meno se lo aspetta, lasciandolo a bocca aperta ed occhi spalancati come un bambino che entra per la prima volta in un negozio di caramelle, rapito a tal punto dalla sorpresa che avete preparato per lui che nel suo cuore e nella sua mente non esiste altro spazio che per voi. Le sorprese cui mi riferisco non sono necessariamente eclatanti, né comportano eccessivo dispendio di tempo o soldi. Richiedono, invece, molta fantasia, quella sì, e qui sta la parte difficile dell'impresa!  
Per esempio, avete mai provato a ritagliare un cuore di carta gigante e ad appiccicarlo nottetempo nel frigorifero, cosicché esso sarà la prima cosa che l'assonnato ed ignaro marito troverà al mattino quando andrà alla ricerca del latte?
O avete mai provato ad infilare nel suo portafogli due biglietti per il suo film, il suo spettacolo teatrale o il suo sport preferito, dove, si intende, il secondo biglietto è per voi e non per il suo più caro amico?
O, ancora, avete mai pensato ad una telefonata a metà mattinata solo per dirgli che volevate sentire la sua voce?
O a prenderlo per mano quando uscite insieme, come se foste ancora due fidanzatini?
Vi assicuro che, per quanto materiali possano essere i nostri mariti, nessuno di loro rimane insensibile ad attenzioni di questo tipo.
Per i casi disperati, rimangono, comunque, le soluzioni ovvie e banali prospettate in apertura!



venerdì 15 marzo 2013

Cosa rappresenta per voi il viaggio?

Sono un'amante dei viaggi sin da quando ho avuto la possibilità di spostarmi autonomamente. Ho viaggiato in lungo e in largo in giro per il mondo finché ho potuto, poi, con l'arrivo dei figli ogni spostamento è stato sempre e naturalmente funzionale alle loro esigenze. 
Ho viaggiato in compagnia, ma spesso anche da sola e quelli sono stati i viaggi che in assoluto ho preferito e che ricordo con maggiore emozione e coinvolgimento. Perché? Perché più che un viaggio verso una località fisicamente identificata da una latitudine e una longitudine ben precise, si è trattato sempre ed innanzitutto di un viaggio alla scoperta di me stessa, dei miei limiti e delle mie paure, ma anche della mia intraprendenza e della mia istanza di libertà. I miei spostamenti, via via più frequenti dopo la laurea, mi hanno svelato di volta in volta nuove destinazioni, dove mi sono impregnata di colori, sapori, suoni fino ad allora sconosciuti e che hanno dato nuovo nutrimento alla mia anima, assetata di sapere e scoprire. In quelle occasioni, mia unica compagna di viaggio è stata la mia macchina fotografica, una Olympus OM20 regalatami da mio padre e che ora apparirebbe come la trisavola delle moderne macchine digitali. La cosa straordinaria è che non mi sono  mai sentita sola, poiché ho saputo rendere familiari in qualche dettaglio più o meno significativo tutti i luoghi che ho visitato, in modo da sentirmi sempre a mio agio pur se lontana dalla mia casa e dalla mia famiglia, pur se in un luogo dove la gente non parlava la mia stessa lingua e mi era totalmente estranea.
Vi ho forse tediato? Allora, a questo punto, vi do la possibilità di dire la vostra: raccontate cosa significa per voi il viaggio e quale mondo interiore esso racchiude.



giovedì 14 marzo 2013

Siete pronte al 'cambio di stagione'?

Anche se, meteorologicamente parlando, della primavera non si vede neanche l'ombra, incombe, tuttavia, su molte di noi l'incubo del cosiddetto cambio di stagione, ossia la rotazione stagionale negli armadi allorquando le condizioni climatiche cominciano a cambiare sensibilmente.
In effetti, ad avvilirci è soprattutto l'idea della presunta mole di lavoro: abbiamo la percezione di dover affrontare un'impresa titanica, ma, di fatto, basta qualche piccolo accorgimento per semplificare questa temuta operazione e per renderla quasi una passeggiata!
Procediamo con ordine.
Il cambio di stagione ci permette, innanzitutto, di dare una bella ripulita al nostro guardaroba, nel senso che è l'occasione buona per eliminare tutto ciò che non indossiamo. Se riusciremo ad essere obiettive in questa prima cernita, vi assicuro che il lavoro sarà già dimezzato!
A questo punto, occorre controllare uno ad uno i capi che abbiamo salvato dall'esecuzione capitale. In particolare, verificheremo che le tasche siano svuotate di tutto: una carta di caramelle o un fazzoletto dimenticati stuzzicherebbero la voracità delle tarme. Spazzoleremo l'interno dei risvolti dei pantaloni, dove più facilmente può annidarsi la polvere e daremo una spazzolata anche a giacche e gonne prima di riporle nella parte alta dell'armadio. L'ideale sarebbe proteggere le giacche con le apposite "mantelline di nylon", in vendita nei negozi di casalinghi o nei supermercati, non prima di aver posto nelle tasche dei sacchettini contenenti  foglie e fiori essiccati di alloro e lavanda, ottimo rimedio naturale contro le tarme.
Vi consiglio, invece, di lavare tutto ciò che non necessita di trattamenti speciali in lavanderia: basterà ricorrere agli usuali programmi di lavaggio della nostra lavatrice e poi riporre gli indumenti puliti e ben asciutti nelle apposite buste sottovuoto, con il duplice vantaggio di recuperare spazio e di mantenere igienicamente isolati i nostri vestiti fino al prossimo utilizzo.
Il cambio di stagione è anche il momento ideale per dare un'occhiata ad orli, asole e bottoni, intervenendo ove necessario, di modo da avere i nostri capi belli e pronti quando andremo a riutilizzarli.
Infine, non trascurerei l'aspetto più importante di questa operazione che ci impegna almeno due volte all'anno, ossia l'aspetto simbolico. Sì, signore, proprio così! Se avete voglia di cambiare stile, se volete portare una ventata di freschezza nella vostra vita, perché non cominciare proprio dall'armadio? Alleggeriamo il nostro guardaroba dagli abiti che non ci fanno più sentire in sintonia con le nostre sensazioni ed usiamo il cambio di stagione per lasciar emergere nuovi aspetti di noi stesse.
A questo punto, rimane da collocare solo un ultimo tassello, ovvero i capi eliminati: che fine faranno? Un'idea simpatica potrebbe essere il cosiddetto swap party, ossia la 'festa del baratto', cui potremo invitare amiche, sorelle, zie, nipotine, e lì divertirci a scambiare abiti ed accessori che ciascuna di noi non utilizza più, modificandoli e provandoli davanti ad una buona tazza di tè.
E se ci sono rimasti ancora molti indumenti, perché non utilizzare un mercatino? In tempo di crisi, il cambio di stagione potrebbe persino rivelarsi una strategia.





martedì 12 marzo 2013

Come occupate il vostro tempo libero?

Oggi parliamo di hobbies, termine anglosassone che equivale al nostro 'passatempo'. 
Ciascuno di noi ha una qualche inclinazione, una qualche attitudine che spesso sfocia in una vera e propria passione coltivata con assiduità nei ritagli di tempo, talvolta addirittura di notte, qualora non esista altra alternativa.
C'è chi è appassionata di cucito, chi di cucina, chi di ricamo, chi di giardinaggio, chi di musica, chi di lettura, chi di scrittura. E voi, in quale categoria rientrate?
Segnalatemi nei vostri commenti il vostro sito, se lo possedete, o il vostro profilo su un social network: sarò felice di fare da vetrina alle vostre passioni ed abilità.




Personalmente, adoro scrivere. Ecco l'ultimo nato, tra un cambio di pannolini e una pappa:


Marzo
Marzo mese capriccioso,
va l'inverno ormai a ritroso,
fresca arriva primavera,
porta gioia da mane a sera.
Mai fidarsi del bel sole,
grigio è il cielo in poche ore.
Mai dar retta a Zefir lieve,
diventar può anche neve.
Marzo pazzo e ammaliatore,
ma di certo traditore,
pur col sol tu sempre porta
di sciarpe e guanti buona scorta.




lunedì 11 marzo 2013

Qual è il vostro accessorio preferito?

Questa è davvero una domanda tutta al femminile, visto che siamo soprattutto noi donne a godere del vantaggio di una gamma praticamente infinita di accessori, sebbene si debba riconoscere che anche l'universo maschile si sta progressivamente evolvendo ed arricchendo in tal senso, facendo egregia concorrenza a quello del gentil sesso.
Vorrei, tuttavia, precisare che il significato letterale della parola "accessorio", ossia "elemento che affianca in funzione secondaria ciò che è principale, a mo' di completamento e di miglioramento" è decisamente riduttivo se inserito nel contesto moderno. Di fatto, gli accessori, a dispetto della definizione che ne dà il dizionario, sono divenuti elementi della moda tutt'altro che secondari; sono, anzi, irrinunciabili.
Personalmente, adoro i cappelli. Ne ho una gamma infinita, anche se, sistematicamente, la mia scelta ricade su un baschetto acquistato in una boutique di Siena circa 15 anni fa.




Che ve ne pare? 
Se poi volete farvi una cultura in materia, vi consiglio il seguente link:


Una vera goduria!

domenica 10 marzo 2013

Il computer, questo sconosciuto...

In altre parole, quanto siete tecnologiche? Domanda, questa, che rientra nella categoria "Siete in o siete out?". Ovvero, se al giorno d'oggi non abbiamo un minimo di dimestichezza con computers, ipad, ipod e via discorrendo, veniamo etichettate impietosamente come imbranate, impedite, 'abbonate', con un marchio che rimane indelebile, un po' come quello che i mandriani un tempo infliggevano al loro bestiame.
Sappiate che, se rientrate nella categoria delle imbranate, dovete assolutamente provvedere a recuperare terreno.

Le soluzioni che vi consiglio sono due:
- o seguite un corso apposito (ve ne sono tantissimi, anche on line)
- oppure, come ho fatto io, vi trovate (se non lo avete già!) un bel marito esperto in informatica.

Semplice, no?



giovedì 7 marzo 2013

Quanto siete fans di voi stesse?

In altre parole, qual è il punteggio che dareste alla vostra autostima?
Diamo, innanzitutto, una definizione del termine. Per autostima si intende la stima di sé, la valutazione positiva delle proprie capacità.
Fatta questa premessa, ne consegue che:
- autostima non è sinonimo di esibizionismo, vale a dire che chi è sicuro del proprio valore non ha bisogno di farne mostra agli altri a tutti i costi;
- ciascuno di noi ha delle abilità, delle doti, delle inclinazioni, per cui la nostra autostima è direttamente proporzionale al livello di consapevolezza di quelle abilità, doti ed inclinazioni.

Come diventare, dunque, fans sfegatate di voi stesse, se ancora non lo siete?
La risposta è semplice, ma non di facile attuazione: autoanalisi, autoanalisi, autoanalisi. Siate giudici severe di voi stesse, ma, quando occorre, ricorrete anche ad un po' di indulgenza, purché essa non sfoci in una serie interminabile di giustificazioni. Mi spiego meglio: riconoscere ed ammettere serenamente le proprie debolezze e i propri difetti non rappresenta un limite, bensì un punto di forza, un punto fermo da cui partire per correggere il tiro e per potenziare, al contrario, ciò che abbiamo individuato come doti e capacità personali. In questo processo, rigore ed obiettività sono indispensabili, anche se la regola non deve essere applicata in maniera rigida: un po' di tolleranza va bene, a patto che non diventi l'escamotage per giustificare i nostri fallimenti o le nostre mancanze.
Diffido, pertanto, da coloro che si vantano con prosopopea delle loro qualità, così come non giustifico coloro che si lamentano perennemente della loro condizione, attribuendone la colpa a fantomatiche cause esterne. Come già detto, tutti, senza alcuna eccezione, hanno delle capacità personali. L'unico problema, sia nell'uno che nell'altro caso, è che costoro non si sono sottoposti ad una corretta autoanalisi, con il risultato di nascondersi o dietro l'esibizionismo o, peggio ancora, dietro il vittimismo.

Pensate che abbia esagerato? 
In ogni caso, aspetto con curiosità la vostra opinione.





martedì 5 marzo 2013

I litigi con il vostro 'lui' sono tsunami, bufere o zefiri?

Stavolta la domanda di apertura mi sembra abbastanza eloquente, per cui vorrei lasciare subito spazio alle vostre opinioni.
Sono sicura che siete curiose di sapere quale sia la mia risposta. Ebbene, per svelare l'arcano, vi rimando al commento che il mio 'lui' ha lasciato in un recente post!


lunedì 4 marzo 2013

Conoscete i 'segreti della nonna' per la gestione domestica?

Il consumismo imperante ha ormai assorbito ogni aspetto, anche quello apparentemente più insignificante, della gestione e conduzione della casa. La massaia moderna è il bersaglio prediletto di una raffica di messaggi pubblicitari che propongono un prodotto diverso per ogni tipo di macchia, di odore, di riparazione da fronteggiare, e la poverina spesso cede al richiamo ammaliante di slogans che promettono l'impossibile.  
Il risultato è che il mobiletto dei detergenti è stracolmo, mentre la casa non sempre offre allo sguardo il risultato che ci si aspetterebbe.
Alla luce di queste brevi considerazioni, vi pongo una semplice domanda: conoscete almeno uno dei 'segreti della nonna' per la pulizia e la conduzione della casa?
Vi assicuro che pochi prodotti, indubbiamente meno aggressivi ed inquinanti di quelli disponibili in commercio, sono in grado di soddisfare egregiamente le nostre esigenze in fatto di igiene e candore.
Sapevate, ad esempio, che l'aceto è un ottimo sgrassante? o che il limone è un rimedio portentoso per il calcare e per la ruggine del lavello? o che contro le macchie di muffa sui capi di abbigliamento niente può più di un ammollo nel latte bollente?
Tranquille, anche se personalmente utilizzo spesso questi rimedi naturali, non ho certo su di essi l'esclusiva. Per farli vostri, basterà chiedere alle vostre mamme o (meglio ancora!) alle vostre nonne, o ricorrere a qualche buon manuale di economia domestica.
A mo' di esempio, vi segnalo




ma, naturalmente, i manuali di questo tipo sono numerosissimi.
Il mio auspicio è che, qualunque sia il modo o il tramite, vi convertiate quanto prima ad una nuova religione, quella dei rimedi home-made. Anzi, vi prego di segnalarmi le vostre idee per la casa 'fuori commercio', per così dire, ossia tutti quegli espedienti che già rendevano 'linde e pinte' le dimore delle nostre nonne.