giovedì 21 novembre 2013

Tira già aria di Natale (ma la parola d'ordine è: AUSTERITY)

Chi di voi ricorda l'Austerity? Forse solo quelli della mia età, ammesso che non abbiano cancellato con un colpo di spugna ricordi così lontani. E sì, perché si parla del periodo a cavallo tra il 1973 ed il 1974, durante il quale molti governi dei Paesi occidentali, compreso quello italiano, furono costretti ad emanare disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, in seguito allo choc petrolifero, ossia all'aumento repentino del prezzo del greggio da imputare a fattori politico-economici internazionali.
La disposizione di maggior impatto fu il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi motorizzati, velivoli e natanti compresi, pena multe salatissime a carico dei contravventori.  
Naturalmente, è proprio questo il provvedimento che in maniera più vivida mi riaffiora alla mente. Il perché è facile da intuire: essendo tutte, ma proprio tutte, le strade sgombre da ogni veicolo (ad eccezione dei mezzi di pubblica utilità), è chiaro che esse fossero diventate di dominio indiscusso di noi bambini. E questo fenomeno era tanto più sensibile quanto più intenso era il traffico automobilistico che normalmente transitava su quelle strade. All'epoca io abitavo a Portici, comune in provincia di Napoli e con elevatissima densità di abitanti; pertanto, non è difficile immaginare quanto, già allora, potessero essere trafficate le vie della cittadina e quanto esse, per contro, sembrassero surreali in quelle domeniche orfane del rombo dei motori. Noi bambini, ovviamente, non avevamo percezione alcuna della gravissima crisi economica di quel periodo, mentre ci era ben chiara la cuccagna che ci si era parata dinanzi e che ci permetteva di scorrazzare liberi e felici con biciclette, monopattini, pattini o, più semplicemente, a piedi, correndo a perdifiato nella direzione che più ci aggradava.
Senza ombra di dubbio, quegli anni hanno rappresentato per i bambini dell'epoca un piacere pieno e incondizionato, una ventata inaspettata di libertà, uno scoppio di gioia ed eccitazione festosa, un turbine di energia che ha, almeno in parte, stemperato l'inevitabile preoccupazione ed incertezza del momento.
Proprio ciò che servirebbe nel periodo di altrettanta crisi che stiamo vivendo. Eppure, l'istinto mi dice che una nuova Austerity, intesa come quella degli anni Settanta, è impraticabile. In quel frangente, tutto il popolo, a cominciare dai nostri governanti, era compatto e solidale nell'affrontare le difficoltà contingenti; tutti, indistintamente, osservavano i divieti e le restrizioni per conseguire un fine comune: superare la difficile parentesi, contenendo i danni.
Quella attuale è, viceversa, una crisi ben più profonda, che va aldilà di meri fattori politico-economici: è uno sgretolamento dei Valori, che travolge soprattutto chi ci governa. Il Paese è privo di una guida, ma, peggio ancora, non si fida più di nessuno. Ognuno tira dritto per la sua strada, pensando che non esiste l'economia, bensì la PROPRIA economia. 
E allora che fare? Beh, per questo Natale vi do un consiglio ripescato dall'antica saggezza napoletana che, in un famoso ritornello, recita: Mo' vene Natale, nun teng denari, mi fum na' pippa e me vaco a cuccà  (Ora viene Natale, non ho soldi, mi fumo una pipa e vado a dormire).
E quest'è! 



  

2 commenti:

  1. Ed hai perfettamente ragione...bei tempi quelli per noi bimbi di quegli anni...ciao

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  2. Ciao, Marta, e grazie per la visita!

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