venerdì 13 maggio 2011

L'acronimo MPS

'O patrone song’ io, ma chi cumanna è mia moglie!
(Il capofamiglia sono io, ma chi comanda è mia moglie!)

Sacrosante parole! Sfido chiunque sia ammogliato a dimostrare il contrario. Una volta, quando le donne, come scherzosamente dice mio marito, non erano di già delle suffragette e indossavano ancora la sottana, gli uomini erano soliti dire che in casa i pantaloni li porta mia moglie, a dimostrazione del fatto che, anche nei tempi andati, a comandare tra le mura domestiche era quasi sempre la donna. Del resto, tutto ciò è ampiamente comprensibile se si pensa che, soprattutto in passato, l’uomo lavorava e, dunque, provvedeva al sostentamento economico della famiglia, mentre la donna era la ‘ragioniera’ di casa, ossia si occupava di amministrare oculatamente le entrate, in modo che, a fine mese, i conti quadrassero. Non è un caso che la casalinga venga pure definita, in maniera ormai desueta, massaia, ossia colei che attende alla masserizia. Con tale termine si intendono le cose mobili e le suppellettili che sono in una casa, ma con significato estensivo, esso vale anche per risparmio, moderazione nello spendere (da cui far masserizia, ossia usare parcamente, accumulare). Capite, dunque, quale irrinunciabile pilastro sia da sempre la donna di casa. Anche nell’attuale società, dove spesso veste i panni di lavoratrice extra-domestica, continua, in ogni caso, a ricoprire lo strategico ruolo di massaia, gestendo con perizia e accortezza il bilancio familiare, al pari dell’amministratore delegato di una affermata holding.
Per quanto mi riguarda, devo riconoscere che il proverbio di oggi mi calza a pennello, visto che l’ultima parola sulle decisioni relative alla casa spetta immancabilmente a me! Tuttavia, mio marito Alessandro, da vero furbacchione, ha subito trasformato questo scettro, tutto al femminile, in un’arma a doppio taglio. Cercherò di spiegarmi meglio: visto che a prendere le decisioni, in ultima analisi, sono sempre io, egli ha escogitato una sorta di legge del contrappasso! Nella fattispecie, ogni qualvolta viene contattato da un call center (leggasi: organizzazioni autorizzate ad attentare alla nostra privacy), venda esso vini, tappeti, quadri, polizze assicurative, mutande o spilli da balia, cosa risponde immancabilmente alle loro richieste, in una maniera talmente candida da far sfigurare vergognosamente persino il povero nanetto Mammolo? “Fatemi un piacere: chiamate mia moglie! E’ lei che decide! Se mi presento a casa con uno dei vostri …vini, tappeti, quadri, ecc…, rischio di prendermi una bella lavata idi testa!”, e dà loro il mio numero di telefono. Geniale, vero? Non solo egli si disfa in quattro e quattr’otto del molesto ‘tampinatore’, non solo fa la parte della povera vittima e fa fare a me la figura dell’aguzzina, ma, alla fine della giostra, sono io a dovermi sorbire lo sproloquio telefonico senza fine, volto a fare di me un ulteriore numero positivo nella statistica giornaliera delle vendite. Io, però, li frego tutti! Ispirata dall’estro creativo del momento, adduco giustificazioni, inventate di sana pianta, così credibili ed inespugnabili che anche il più agguerrito dei venditori alla fine si arrende e depone le armi. Qualcuno osa timidamente tornare alla carica, ma senza molta convinzione, avendo intuito che dall’altro capo del telefono c’è una parete di granito con pendenza 100%, dunque, resistenza massima, possibilità di appiglio meno di zero! Ho reso l’idea?
E adesso torniamo a ciò che sicuramente attendete con grande trepidazione: il seguito delle mie avventure!
Come avevo intuito sin dal primo giorno del 2010, l’ulteriore proroga di sei mesi volò, e, in men che non si dica, mi ritrovai a fare i conti con il calendario. Mancavano circa trenta giorni al primo di luglio, trascorsi i quali sarei dovuta rientrare a lavoro, stavolta senza alcuna possibilità di replica. Urgeva, a questo punto, guardarsi seriamente allo specchio e decidere il da farsi. Avevo sviscerato con Alessandro tutti i miei possibili dubbi, timori, perplessità. Lui mi aveva ascoltata con grande attenzione e partecipazione, ma, alla fine, una sola cosa era certa ed incontrovertibile: la decisione finale spettava esclusivamente a me! 
Sicché, bandendo ogni indugio, mi sedetti al computer e digitai la mia lettera di dimissioni. Il destinatario della missiva era l’Ufficio del Personale del Monte dei Paschi di Siena, la mia banca, per cui avevo avuto l’onore e il piacere di lavorare per dieci anni. Dietro l’acronimo MPS, apparentemente freddo e distante, il mio cuore percepiva, in realtà, un mondo che avevo amato e con cui mi era piaciuto identificarmi, nonostante fossi divenuta bancaria per caso! Si celavano tutti i miei amici-colleghi, le meravigliose esperienze di vita che essi avevano saputo donarmi, la fatica delle intense giornate di lavoro che l’immancabile complicità e ilarità che ci accomunava riusciva sempre a stemperare, la gioia di ritrovarmi ogni giorno in mezzo a loro che avevo imparato ad amare e rispettare come la mia seconda famiglia. Insomma, sentivo fortissimo il senso di appartenenza alla mia banca e penso che questa mia percezione, così volitiva, abbia fatto sì che, anche alle dipendenze di qualcun altro, io mi sia sempre sentita libera, e, sopra ogni cosa, non abbia mai tradito me stessa.
Non posso che essere grata all’azienda che tanto benevolmente mi ha accolta, poiché, e lo ribadisco, essa non è solo un logo o un bilancio, ma è molto di più! E’ qualcosa di vivo e pulsante, una casa abitata da molteplici persone che avrei voluto conoscere una ad una, ma che, in fondo, in qualche modo già mi appartengono per il solo fatto di aver condiviso la stessa realtà e la stessa missione. E state pur certi che ognuna di loro, per quanto critico e distante possa essere l’atteggiamento che ostenta nei confronti di quella realtà e di quella missione, in fondo ci crede ancora. Perché un montepaschino porta un marchio a vita, impresso nell'anima! E se ve lo dico io, potete crederci! 


10 commenti:

  1. eh eh ''la mia banca è differente''!!!! tanto per citare una pubblicita che se non erro non era della MPS...boh non ricordo...
    Ritornando alla prima parte del post...è verissimo...rimprovero sempre al mio ragazzo di scaricare tutte le scelte su di me!!! Con tutte le conseguenze...che ne derivano!!!D'altro canto però..in sua difesa lui mi rimprovera che mi lascia lo scettro del comando perchè approvo pochissime delle sue iniziative!!! Sono un po' dittatrice ;)

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  2. Come tutte noi, del resto, cara Artemisia!
    Grazie del tuo passaggio.

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  3. luisa l'indiana13 maggio 2011 22:07

    eccomi di nuovo, dopo i giorni terribili che ho avuto leggere i blog che avevo saltato è stato anche un conforto. grazie, luisa.

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  4. Bentornata, Luisella! Sono felice di poter esserti vicina con le mie chiacchiere, oltre che con il mio pensiero!

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  5. Direi chè giusto cosi,nel bene e nel male.
    Onori ed oneri.
    Del resto,in banca,quando c'era un problema,si scriveva alla "Superiorità"

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  6. Ciao cara..passo giusto per augurarti una felicissima domenica^_^
    A presto..baciottoni!
    LUISA.

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  7. Ciao Silvana!
    Purtroppo ho avuto problemi con blogger e mi sono spariti sia il tuo commento al mio ultimo blog e la mia risposta, sia il mio commento al tuo post sulla tazza di caffè.
    Mi spiace molto e me ne scuso, anche se non è colpa mia.
    A presto e un abbraccio!!!!

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  8. Ciao, Annamaria! I tuoi problemi sono comuni a tutti noi! Ci rifaremo con i prossimi post. Ti abbraccio.

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