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venerdì 5 aprile 2013

Quando le proprie passioni diventano un lavoro...

Molte delle amiche che mi contattano tramite il mio blog o la posta elettronica mi sottopongono spesso questa domanda: "Ma è possibile che le proprie passioni diventino anche un lavoro che va via via a sostituire quello tradizionale?"
Naturalmente, capite bene che il quesito è tutt'altro che semplice, per non parlare, poi, della risposta... 
E' anche vero che, in qualità di 'rivoluzionaria', sono la persona adatta a cui porre questo tipo di domanda. Ebbene, la mia risposta, ovviamente, non è mai stata un categorico 'no', ma ho sempre aperto qualche spiraglio (e, forse, anche un'intera porta) di possibilità e di speranza. Da dove deriva tutto questo mio ottimismo? Sicuramente almeno in parte dal mio carattere volitivo e solare e dalla consapevolezza delle mie capacità e dei miei limiti, ma la quasi certezza che il sogno di ciascuno di noi possa diventare realtà l'ho mutuata dal mio peregrinare in internet alla ricerca di iniziative imprenditoriali handmade, trasformatesi, poi, in attività di successo.
Essendo una blogger, l'universo in rete che mi attira di più è proprio dei blogs, ossia dei diari on-line. Ce n'è per tutti i gusti: dal cibo al bricolage, dal cucito e ricamo al make-up, dalla lettura e scrittura al giardinaggio. Sono tutti siti di persone comuni che, avendo una passione, la espongono in rete con l'intento di far conoscere le proprie abilità unitamente alle proprie produzioni. Il blog diviene, così, un luogo di incontro virtuale di coloro che coltivano la stessa passione e che, grazie ad internet, possono trarre ispirazioni, scambiare opinioni e conoscenze, ma, addirittura, imparare da zero. Sì, avete capito bene, in quanto i siti più avanzati, che sono anche quelli con un maggior numero di lettori (i cosiddetti followers), mettono a disposizione del visitatore un'ampia gamma di tutorials, ossia video o sequenze fotografiche in cui, passo dopo passo, viene spiegato come realizzare una torta, un ricamo o una creazione sartoriale.
I blogs che seguo sono tanti, ma la mia lista dei preferiti ne annovera solo alcuni, che, almeno per i miei gusti, si distinguono per originalità e, soprattutto, per la forte personalità dei bloggers (in realtà, le mie preferite sono tutte donne!)

Ecco alcuni esempi:
Le Sartine della mia amica Anna
Andante con gusto della mia amica Patrizia
filo-so-pia di Pia, che ho scoperto da poco, ma che trovo eccezionale sotto vari aspetti, soprattutto quello grafico.

Tutte donne che, quasi sempre per caso, hanno cominciato la loro avventura su internet, avventura che, poi, è diventata una sfida stimolante e divertente e che ora trova riscontro anche in crescenti soddisfazioni personali.

Insomma, care signore, a questo punto non vi resta che osare e, naturalmente, tenermi aggiornata!







martedì 1 marzo 2011

Una ventata di allegria in Capogruppo!

'O ppane vene dato a chi nun tene 'e diente
(Il pane viene dato a chi non ha i denti)

Quante volte nella nostra vita abbiamo pronunciato questo proverbio? Penso molte, poiché è sempre più comune constatare che grandi opportunità o fortune càpitano a chi non è in grado di metterle a frutto o di apprezzarle. In particolare, mi vengono alla mente i rampolli di grandi dinastie, che, considerando come scontato ciò che ereditano per buona sorte e non avendo l’intraprendenza e la genialità di chi li ha preceduti, mandano in fumo non solo enormi patrimoni ma anche l’idea, il sogno che aveva dato vita a quegli imperi. E se ci pensate bene è proprio questo aspetto, l’aspetto idealistico, più che quello materiale, che suscita in noi maggiore disagio e disorientamento: ci chiediamo come sia possibile che il prodotto di grandi valori ed attitudini dell’uomo, come immaginazione, ideazione, intraprendenza, capacità innovativa, talento, finisca spesso nella mani sbagliate, andando, di conseguenza, sprecato. E’ come il pane che viene dato a chi non ha i denti per mangiarlo! Cosa sarà possibile farne, se non gettarlo via o lasciarlo ammuffire? Comunque, al di là di queste pessimistiche considerazioni, mi piace credere che delle belle porzioni di pane arrivino anche a chi è capace di addentarlo e, dirò di più, di gustarne il sapore fino in fondo!
Detto ciò, riprendiamo il bandolo della matassa! Eravamo fermi al mio primo giorno di lavoro presso la Capogruppo di Napoli della Banca Monte dei Paschi di Siena. Avevo conosciuto il mio nuovo capo e la prima impressione non era stata esattamente confortante. Tuttavia, armata del mio innato spirito di adattamento, pensai che, ormai, ero in ballo, per cui la cosa più saggia da fare era imparare a ballare nel miglior modo possibile e nel più breve tempo possibile…
L’ufficio all’epoca comprendeva solo un’altra unità, anche se in seguito si sarebbe ulteriormente ampliato.
Le nuove mansioni mi erano del tutto sconosciute, in quanto l’operatività della filiale è completamente diversa da quella degli uffici centrali. Tuttavia, giorno dopo giorno, andavo ovviamente affinando la mia abilità, soprattutto perché Ermanno era paziente e sempre disponibile a chiarire ogni mio minimo dubbio. Devo a lui tutte le mie conoscenza informatiche, anche se, da quando mi sono sposata, ho trovato in mio marito Alessandro un più che degno sostituto!
Ma, soprattutto, Ermanno si rivelò, al di là dell’impressione iniziale, molto affidabile e di grande bontà d’animo, insomma un vero signore, una perla rara se confrontata con coloro che affollano oggigiorno gli ambienti di lavoro.
Mi piaceva molto in lui la sua immediatezza, il suo arrivare al punto senza girarci troppo attorno, cosa che, per chi non lo conosceva bene, veniva scambiata per rudezza ed introversione. Tuttavia, sarebbe bastato guardare senza superficialità quegli occhi scuri per capire di essere difronte ad un burbero dal cuore tenero.
Pertanto, non vi sorprenderà il fatto che trovai in lui terreno fertile dove far attecchire la mia allegria e il mio buonumore, tanto che, secondo alcuni,  il mio arrivo in poco tempo spazzò via il grigiore da quell’ufficio e permise finalmente l’arrivo del sole!  
C’era un unico, grande, non sottovalutabile difetto nel caro Ermanno: fumava, ed anche tanto! Peraltro, non era da meno la mia vicina di scrivania, Erminia. Come pensate che avrei potuto sopravvivere in quella nube tossica? Le soluzioni erano due: o indossare una maschera antigas, o, cosa più plausibile, aprire i finestroni dell’ufficio. La seconda opzione poteva essere gradevole in primavera, ma vi assicuro che in pieno inverno c’era da rischiare il congelamento, soprattutto per me che ero prossima alle grosse bocche spalancate verso l’esterno!
I due poverini tolleravano senza fiatare il brusco abbassamento della temperatura, ma del resto anche io ero loro vittima! A sistemare ogni cosa, a distanza di poco tempo, arrivò proprio ciò che desideravo: una circolare interna che vietava in maniera categorica di fumare negli uffici. Da allora, cominciai a sentire veramente mia quella stanza e ad abbellirla con piante ed altri oggetti che me la resero sempre più affine.
Ma per il séguito ci aggiorniamo al prossimo post!

lunedì 28 febbraio 2011

Mr. Ermanno!

Chi troppo vuole, nulla stringe

Il proverbio odierno è un chiaro invito alla moderazione e alla temperanza, valori che, forse, oggigiorno abbiamo un po’ tutti accantonato.
Lungi da me recitare la parte della moralista! Non mi sento assolutamente all’altezza di un simile ruolo, ma, senza ombra di dubbio, non posso non constatare un impulso dilagante, sempre più incontenibile, ad agire per il proprio tornaconto, a volere sempre di più, non solo in termini di beni materiali, ma anche in termini di onnipresenza e di prestigio personale. E non mi riferisco solo ai grandi sistemi, quelli politici ed economici, per intenderci, ma anche alla vita di tutti i giorni, nelle sue semplici manifestazioni quotidiane.
Penso, ad esempio, ai miei figli, in particolare alla mia primogenita, Aurora, 7 anni. Nonostante la sua tenera età, ha una volontà ferrea e una caparbietà non comuni, che, unite alla sua vivacità e curiosità, ne fanno una donnina in miniatura. E’ molto attenta e capace di percepire ogni minima parola o ogni minimo movimento che avvengano all’interno delle mura domestiche. Insomma, le piace avere il controllo della situazione ed essere aggiornata su tutto, e questa sua propensione la spinge spesso ad intraprendere più cicli di azione di quanti ne possa realmente gestire. E, allora, vedi che, mentre è intenta a svolgere i compiti, un occhio e un orecchio sono impegnati a seguire ciò che fanno i fratelli, oppure vedi che, appena cominciata una nuova attività extrascolastica, vuole già iscriversi a tutti i corsi possibili ed immaginabili, in quanto attratta dall’idea di essere al centro di tutte le novità che la circondano.
Ma, poi, immancabilmente, com’è ovvio, non riesce a seguire tutto nella maniera che vorrebbe, e, allora, io la invito alla moderazione, ricorrendo, per l’appunto, alla metafora espressa nel proverbio odierno.
Chissà se anche nei grandi sistemi, il gotha dei consiglieri ha mai pensato di impartire un simile insegnamento ai destinatari dei loro suggerimenti?
E adesso ritorniamo alle vicende rivoluzionarie! Il mio primo giorno in Capogruppo fu caratterizzato, per ovvi motivi, da disorientamento ed agitazione. Ero in un ambiente totalmente estraneo, nei cui corridoi si avvicendavano molteplici colleghi, ma nessuna tra quelle facce mi era familiare. Tutto mi sembrava freddo e lontano mille miglia!
Mentre ero assorta in questi pensieri, fui distolta dall’arrivo di un uomo bruno, normolineo, dall’abbigliamento informale, che, ai miei occhi, si distingueva per un particolare, ormai, di altri tempi: un bel paio di mustacchi neri!
Appena arrivato, mi salutò telegraficamente, chiedendomi se fossi, per caso, la nuova unità assegnata all’ufficio. Alla mia risposta affermativa, mi invitò, in maniera altrettanto scarna, ad entrare nella stanza.
Quando fummo seduti l’uno difronte all’altra, separati dalla sua scrivania, presentò se stesso e le mansioni dell’ufficio di cui era responsabile: l’Ufficio Marketing e Controllo di Gestione. Quindi, fissandomi dritto negli occhi, con uno sguardo fermo e, all’apparenza, severo, mi chiese quale fosse la mia formazione e da dove provenissi. Gli risposi succintamente, un po’ intimidita dalla immobilità del suo sguardo, anche se avrei dovuto capire subito che quel particolare che mi intimoriva era, invece, segno di grande rettitudine e bontà d’animo.
Avete, infatti, mai notato che solo chi, per natura, ha qualcosa da nascondere o non ha un animo cristallino, durante una conversazione distoglie ripetutamente lo sguardo dai vostri occhi?
Il mio nuovo capo, invece, non batté ciglio, sereno ed imperturbabile, per l’intera durata del nostro colloquio. Alla fine, mi invitò a prendere posto alla mia scrivania e a cominciare la mia prima giornata di lavoro al Centro Direzionale.
Non avrei mai e poi mai immaginato che dietro quei baffoni e quell’apparenza burbera, si celava colui che, in seguito, sarebbe diventato uno dei miei più grandi amici, sul lavoro e fuori.
Qual era il suo nome? Ermanno, che comincia per 'E' come eterna amicizia!

sabato 26 febbraio 2011

Ritmi di Bahia!

Fatt' accattà 'a chi nun t'sape
(Fatti comprare da -ovvero, venditi a- chi non ti conosce)
 
Tutti i napoletani connessi possono testimoniare che questo è uno dei proverbi che vanta il maggior numero di citazioni. In particolare, vi si ricorre quando qualcuno, che si conosce a fondo, al di là della semplice apparenza, è solito agire in maniera non proprio cristallina per il suo tornaconto personale. E dirò di più! Costui, ritenendo di essere il più dritto sulla faccia della Terra, pensa, addirittura, di poter passare inosservato al vaglio altrui…
In simili circostanze, i napoletani, che, al momento giusto, sanno essere caustici e lapidari, smorzano ogni velleità dell’incauto furbone facendo uso, per l’appunto, del proverbio odierno, che raggiunge il malcapitato con la penetrazione e la precisione di una stilettata al fianco, lasciandolo tramortito e, al tempo stesso, sbigottito per essere stato così prontamente smascherato!
Insomma, un soggetto del genere può ingannare unicamente chi non lo conosce bene, e per una sola volta, in quanto anche il più sprovveduto tra gli uomini, se raggirato, farà tesoro della propria esperienza, e difficilmente incapperà nello stesso errore!
E adesso a noi! Ero bancaria (per caso!) da soli nove mesi e già la fortuna mi aveva arriso, sottraendomi ai ritmi forsennati e congestionati della filiale! L’ufficio Marketing e Controllo di Gestione della Capogruppo di Napoli necessitava di un’ulteriore unità e, non so per quale motivo, avevano individuato proprio me! Mi piace credere che io stessa mi fossi attratta quella svolta nel mio brevissimo curriculum lavorativo, non perché, come già detto, non avessi trovato in agenzia un ambiente di lavoro congeniale, ma perché, da buona Gemelli incline alla volubilità e all’irrequietezza, i cambiamenti e i rinnovamenti costituivano il mio pane quotidiano! Sicché, agli inizi di settembre del 1999 approdai in Capogruppo e cominciai ad essere una donna in carriera. Naturalmente, ero la prima a non riconoscermi nel modo più assoluto in quel ruolo, tanto che, con amici e colleghi che si complimentavano per la mia nuova mansione, ero solita ridimensionare la situazione, definendomi una donna in carriola!  

Il primo giorno arrivai sul posto di lavoro con largo anticipo, precedendo anche il responsabile dell’ufficio, e, pertanto, lo aspettai accomodandomi nelle invitanti poltrone in pelle che erano poste nel corridoio, proprio difronte alla porta che avrei dovuto varcare. La Capogruppo aveva e tuttora ha sede in un moderno edificio di sette piani, ubicato nel Centro Direzionale di Napoli, ossia una vera e propria cittadella di avveniristica concezione architettonica, destinata al solo passaggio pedonale e che si propone come il polo di attrazione per gli uffici di rappresentanza delle principali aziende ed imprese napoletane e non. Visto dalla collina del Vomero, questo moderno agglomerato, con l’aggressività dei suoi grattacieli, conferisce al panorama della città un aspetto del tutto insolito ed inatteso, soprattutto perché esso va ad affiancarsi alle linee ben più morbide ed armoniose dell’attiguo centro storico.
L’ufficio a cui ero stata assegnata si trovava, per la precisione, al quinto piano, il piano della Direzione della Capogruppo, dove, pertanto, si respirava un’aria quanto mai ovattata e surreale. Provenendo da quel bazaar arabo che era l’agenzia di Fuorigrotta, mi saltò subito all’occhio, ma anche all’orecchio, la differenza sostanziale tra la vita del bancario di trincea e quella del bancario da salotto. In tutto l’edificio si percepiva in maniera direi quasi tangibile la lentezza dei ritmi di lavoro, tipica di tutte le strutture centrali. Non fraintendetemi, per carità! Anche lì si lavorava, ma con la rilassatezza che qualche mese prima avevo assaporato in un breve soggiorno di piacere in Brasile, a San Salvador de Bahia. Motivo per cui, da allora ero solita dire che in Capogruppo si lavorava con i ritmi di Bahia e non fui mai smentita dalla realtà dei fatti!
Ma per i dettagli della mia nuova avventura lavorativa vi rimando al prossimo post!

lunedì 21 febbraio 2011

Qui comincia l'avventura...

A carnevale ogni scherzo vale

Signore e signori, ci avviciniamo a grandi passi ad uno dei momenti più attesi dai bimbi, ma, penso, anche da tanti adulti: il carnevale!
Come molti sapranno, benché facente parte della tradizione cristiana, e, in particolare, cattolica, il nostro carnevale, in realtà, ha tratto ispirazione da feste molto simili, esistenti già nell’Antica Grecia e nell’Antica Roma. L’elemento comune a tutte era l’esternazione del bisogno di sovvertire temporaneamente l’ordine e le regole per dare spazio allo scherzo e, talvolta, alla dissolutezza. I vecchi panni, quelli indossati nella vita di tutti i giorni, venivano letteralmente buttati via, e sostituiti da un mascheramento che consentiva, anche se per poco, di sentirsi davvero una persona diversa, libera da vincoli e gerarchie.
Dunque, in passato il carnevale, nel suo più profondo significato, era essenzialmente la manifestazione di un istanza di rinnovamento e una sorta si ammortizzatore sociale, poiché, dopo la breve parentesi di caos e sregolatezza, riemergeva un rinnovato periodo di ordine, garantito fino all’inizio del carnevale seguente.
Purtroppo, questo spirito oggi è andato perso, e il carnevale, ad eccezione dei carnevali maggiori, si è ridotto ad una festa per i bimbi.
Non andrebbe, invece, sottovalutato che il mascheramento è assolutamente terapeutico, poiché, paradossalmente, consente a coloro che sono costretti ad indossare una maschera invisibile per un intero anno, di essere davvero se stessi proprio nel momento in cui ne indossano una vera. Il mascheramento permette loro di manifestare la loro saggia follia e, in quella manifestazione, di essere finalmente liberi…
E adesso a noi! Era il mese di novembre del 1998 e, a distanza di dodici anni, rientravo definitivamente (ma nulla è per sempre…) nella mia città natale, Napoli.
Mi attendeva l’ultima settimana di formazione presso la Capogruppo, ossia la struttura di riferimento per tutte le filiali della provincia di Napoli, Caserta e Benevento. Poi sarei stata catapultata nell’agenzia di città n. 6, ossia, per chi è pratico di Napoli, l’agenzia di Fuorigrotta, il quartiere, per intenderci, dove si trova lo Stadio San Paolo.
La settimana passò veloce, in un mondo, quello della Capogruppo, dai ritmi lenti ed ovattati, ritmi di Bahia, mi è sempre piaciuto definirli, ma la realtà che mi aspettava nell’agenzia era tutt’altra cosa…
Il lunedì successivo mi presentai con largo anticipo dinanzi alla sede di lavoro, ubicata nell’ampio e lungo Viale Augusto. Da piccola ero stata a Fuorigrotta solo un paio di volte e la mia immaginazione era stata colpita proprio da quella strada a due corsie, separate da una fila interminabile di palme. Avevo avuto la percezione di essere in un posto con un‘energia totalmente diversa dal resto della città e che esercitava su di me una strana attrazione.
Fuorigrotta, che deve il suo nome alla sua posizione "al di fuori della grotta", in riferimento al fatto che, sin dall'epoca romana, è collegata da una o più grotte al rione di Mergellina, è  un quartiere relativamente nuovo, la cui costruzione iniziò nel periodo fascista e si concluse negli anni Cinquanta. Da sola conta oltre diecimila abitanti più di Siena…
Dentro di me, soprattutto per indorare la pillola, pensavo che l’assegnazione a quella dipendenza in particolare non fosse casuale, ma generata da una strana alchimia che mi aveva condotto proprio nel posto che, in passato, aveva esercitato su di me tanto fascino. E poi Fuorigrotta era il quartiere in cui la mia cara Maria Rosaria era nata e vissuta e, quindi, qualche scintilla della sua inesauribile energia doveva pur brillare ancora da qualche parte!    
Immersa in questi pensieri, venni improvvisamente distolta dal sopraggiungere del vice direttore dell’agenzia, un ragazzo di qualche anno più grande di me, che, con aria sorniona, mi diede il benvenuto in questa nuova avventura.
A dire la verità, il tipo mi snocciolò una serie di considerazioni circa le sorprese, non tutte esattamente positive, che mi attendevano in quella filiale, lasciandomi alquanto interdetta.
Essendo, tuttavia, forte del mio carattere e della maturità acquisita in trentuno anni di vita, non mi scomposi più di tanto e aspettai pazientemente che la giornata di lavoro avesse inizio.
In effetti, il sostituto, seppur giocando sadicamente con me, come il gatto avrebbe fatto con il topo, non era poi andato tanto lontano dalla verità!
Ma per i dettagli di quell’incredibile avventura lavorativa, vi rimando al post di domani!