Ha finalmente preso corpo un'idea che mi frullava per la testa da un po' di tempo, ossia creare nell'ambito del mio blog una rubrica dedicate alle donne, che lavorino o meno fuori casa, e ai loro problemi.
Ciò che mi ha spinto a passare concretamente all'azione è stato il riscontro positivo che ho avuto presso tante delle mie lettrici. La maggior parte sono amiche mediatiche, con le quali si è, tuttavia, stabilito un legame profondo e, oserei azzardare, sincero, per il solo fatto di condividere gli stessi problemi con sensibilità affini.
Ecco, allora, al suo debutto la mia rubrica, che ho voluto chiamare Cosa mi consigli?, non certo perché abbia la presunzione di possedere la panacea ai problemi altrui, ma semplicemente perché mi farebbe piacere mettere a disposizione la mia modesta esperienza di vita a favore di chi attraversa una fase delicata della sua esistenza, una fase in cui si trova, per necessità o per scelta, a dover prendere delle decisioni importanti, che riguardano non tanto cosa si vuole fare, quanto, piuttosto chi si vuole essere.
Ebbene, vorrei inaugurare la mia, anzi, la nostra rubrica con una lettera inviatami in posta elettronica da Sonia, 38 anni, della provincia di Barletta-Andria, una donna laureata, impegnata nel sociale ed autonoma, sin da quando, appena diplomata, ha cominciato a lavorare. Sposata da un anno e mezzo, ora comincia a chiedersi se sia giusto sottrarre del tempo prezioso alla famiglia che intende costruirsi.
La sua idea di lasciare il lavoro viene considerata folle, soprattutto se si tiene conto del periodo critico che l’economia sta attraversando.
Cosa consigliarti, cara Sonia? Sappi che anche io, quando ho lasciato il lavoro da bancaria per dedicarmi alla famiglia, sono stata letteralmente travolta da critiche ed obiezioni, soprattutto da parte delle persone a me più vicine; anche io sono stata tacciata di pazzia; anche io ho dovuto rendere conto agli altri delle scelte riguardanti la MIA vita.
Ebbene, ciò che posso dirti, o che, almeno, è valso nel mio caso, è che noi siamo gli unici arbitri della nostra esistenza. L’unica persona con cui devi concertare qualunque scelta che ti riguardi è tuo marito, poiché è con lui, e solo con lui, che dovrai condividere il tuo cammino.
Lascia pure che gli altri ti scambino per folle o per stramba: del resto, qualcuno ben più importante di noi mi pare che qualche anno fa abbia scritto addirittura un Elogio della Pazzia!
