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martedì 5 aprile 2011

Una fugace luna di miele!

'A gatta, pe' ghì 'e pressa, facette 'e figlie cecate
(A causa della fretta, la gatta partorì dei cuccioli ciechi)

Il proverbio odierno potrebbe essere tradotto in italiano affermando che la fretta è cattiva consigliera e, pertanto, non sempre produce i risultati desiderati.
Indubbiamente, quando parliamo di fretta non ci riferiamo alla presenza di spirito o alla prontezza di riflessi, che pure sono sinonimo di rapidità ma in senso positivo, ossia evidenziano la capacità di un individuo di fronteggiare prontamente un imprevisto o una difficoltà. Viceversa, la fretta è l’impazienza che ci prende nel fare le cose e che non sempre siamo in grado di controllare. Ne consegue che, nella maggioranza dei casi, essa genera imprecisioni e sbavature, e, quanto più tentiamo di recuperare terreno, tanto più tendiamo a collezionare errori su errori, non facendo altro che peggiorare la situazione.
A dimostrazione di quanto questa regola funzioni sistematicamente, vi racconto un episodio occorsomi quando ero poco più che diciottenne. A quell’età, sotto la supervisione di mio padre, che, se ricordate, era un provetto automobilista, imparai a guidare la macchina: le lezioni pratiche mi vennero impartite con tutti i crismi e, quindi, alla fine, Babbo Diego poté affermare con orgoglio di aver fatto un ottimo lavoro. Ero, dunque, pronta per l’esame di guida da privatista. Come tutti saprete, la prova al volante era preceduta dai quiz teorici, che erano stati fissati di mattina. Poiché mio padre era impegnato al lavoro e mia madre non guida, mia sorella Daniela, sfornata qualche anno prima dalla premiata scuola guida Diego Planeta, si offrì di accompagnarmi con la macchina. Dal nostro quartiere, posto in zona collinare, dovevamo raggiungere la Motorizzazione Civile, nei pressi del porto di Napoli, un vero e proprio viaggio, quindi, tenuto conto del traffico!
Ci avviammo di tutta fretta da casa, imbarcandoci sulla indimenticabile Fiat 126 turchese che mio padre aveva regalato a Daniela. Ma, a metà strada, mi accorsi che, nella concitazione dei preparativi, avevo dimenticato il documento di riconoscimento. Pertanto, fummo costrette a fare retromarcia, allo scopo di recuperare l’indispensabile. Cercavamo di velocizzare i tempi il più possibile, ma il risultato era unicamente un’agitazione crescente che ci impediva di ragionare con lucidità.
Rimediato il documento personale, a velocità supersonica saltai nuovamente nel ‘bolide’, diretta alla meta. Daniela, se avesse potuto, avrebbe accelerato la 126 anche con la spinta dei piedi, ma più di 80/90 Km orari sulla Tangenziale di Napoli non si poteva pretendere!
Arrivammo alla Motorizzazione sul filo di lana, tutte affannate e congestionate. Stranamente, l’aula destinata alla prova scritta era ancora vuota, sicché ci accomodammo nella sala d’attesa, tentando di recuperare un po’ di fiato. I minuti passavano e non accadeva nulla. Improvvisamente la porta dell’aula accanto si spalancò e venne fuori una fiumana di persone che aveva appena terminato i quiz! Io e Daniela ci guardammo con aria interrogativa: cos’era successo?
Nella fretta, non avevamo realizzato che, sul foglio di convocazione, l’aula indicata per l’esame era la n° 1 e noi, invece, stavamo beatamente (e beotamente!) aspettando davanti alla n° 2. Non occorre specificare che la mia prova scritta slittò alla sessione successiva!
E adesso a noi! Vi avevo lasciati al 5 ottobre 2002, data in cui ebbe luogo il matrimonio mio e di Alessandro, felicemente conclusosi nonostante le molteplici peripezie. Se quel giorno fu piovoso come pochi, il successivo fu, invece, caratterizzato da un sole che ‘spaccava le pietre’! Era il giorno designato per l’inizio del viaggio di nozze! Ebbene sì, decidemmo di partire subito, senza perdere neanche un minuto, visto che il tempo concessomi per la luna di miele era appena di… quaranta giorni! Avete capito bene: non quindici o venti come solitamente avviene, ma il doppio, grazie al mio grande capoufficio Ermanno, che avete conosciuto nel post omonimo, e che, conformemente al suo stile, accolse la mia sfrontata richiesta senza minimamente scomporsi, rassicurandomi sul fatto che sarebbero sopravvissuti anche senza di me!
La meta prescelta furono gli Stati Uniti coast to coast, da New York a San Francisco, passando per la Florida, la Georgia, il Tennessee, la Louisiana, il New Mexico, l’Arizona, il Nevada e, infine, la California. Ma per i dettagli della honeymoon, vi rimando al prossimo post!

venerdì 1 aprile 2011

Esimia Professoressa Planeta!

Hai voglia 'e mettere rum, chi nasce strunzo nun po' addiventà babbà
(Puoi mettere quanto rum vuoi, ma chi nasce pezzo di… non potrà mai diventare un babà)

Scusatemi! Oggi ho scelto un proverbio che farebbe rabbrividire l’Accademia della Crusca, ma che importa? Io sto ancora ridendo e l’effetto è il medesimo ogni volta che incappo in questo motto!
E’ un po’ come dire Chi nasce tondo, non può morire quadrato, ma dovete convenire che l’efficacia non è esattamente lo stessa: è come se una Ducato Monster gareggiasse con un modello anteguerra delle Officine Benelli! Il confronto non regge, al punto che, ne sono sicura, persino quelli dell’Accademia della Crusca ci stanno facendo un pensierino e sono disposti a chiudere, non uno, ma tutti e due gli occhi!
L’immagine folcloristica evocata da questo proverbio mi induce istintivamente ad un paragone: penso a tutte quelle esponenti del gentil sesso, giovani, mature e, in taluni casi, addirittura attempate non propriamente baciate dalla fortuna in fatto di bellezza, che, tuttavia, anziché accettare serenamente questa condizione, pensano, apparecchiandosi come alberi di Natale, di potersi magicamente trasformare in ragazze da copertina.
A queste signore, con molta umiltà e simpatia, vorrei consigliare di adattarsi di buon grado a ciò che la sorte ha riservato loro, in quanto a forzare la natura si rischia di apparire ridicole, se non di ottenere l’effetto inverso.
Il mondo dello spettacolo, del resto, è costellato di esempi di bellezza non esattamente canonica che, pure, piacciono in quanto non adulterati da acrobatici tentativi di sembrare delle dive patinate. Penso, ad esempio, a Barbra Streisand che ha fatto dei suoi difetti fisici un’icona di bellezza singolare e molto apprezzata, in quanto ella ha intelligentemente accettato ed amato ogni parte del suo aspetto esteriore, anche quelle che, probabilmente, un’altra donna avrebbe cercato di camuffare sotto strati di cerone o, peggio, di correggere con l’aiuto del chirurgo estetico.
Pertanto, chi vuole apparire bella a tutti i costi, anche quando l’impresa è oggettivamente impossibile, non perda del tutto le speranze! Curi, innanzitutto, la propria forma fisica con alimentazione corretta e sport, e, in secondo luogo, là dove madre natura è stata poco generosa, sopperisca con altre doti: intelligenza, simpatia, buonumore, per citarne alcune…
E soprattutto, tenga presente che un bel soprammobile alla fine stufa, se non è in grado di fare altro che bella mostra di sé!
Detto ciò, vorrei tornare, se me lo consentite, a quel famoso 5 ottobre del 2002, il giorno designato per le nozze!
L’intenzione mia e di Alessandro fu quella di mantenere la cerimonia il più semplice possibile, per cui decidemmo che la rosa degli invitati avrebbe incluso solo i parenti stretti e pochi amici.
Erano, naturalmente, presenti mia sorella Daniela, suo marito Vito e le due figlie Paola e Fabiana, allora poco più che bambine.
Finora non ho ancora dedicato a mia sorella lo spazio che merita, ma penso che adesso sia proprio giunto il suo momento, anche perché in quel giorno ero particolarmente felice di averla accanto.
In qualità di unica sorella, peraltro maggiore, ella ha da sempre rappresentato per me un esempio da seguire e da imitare.
Bravissima a scuola, bruciò tutte la tappe, laureandosi in Pedagogia a soli ventidue anni. A ventitré era già vincitrice di concorso come insegnante alle scuole materne e da allora la sua è stata una carriera inarrestabile. Macinando concorsi su concorsi, al punto che, per la sua determinazione, mio padre la definiva ‘la tedesca’, ella ha insegnato in scuole di ogni grado ed ancora oggi i suoi vecchi alunni, ormai giovani uomini e donne, si ricordano con ammirazione della Professoressa Planeta! Attualmente è docente di Lettere presso un Liceo Scientifico in provincia di Avellino.
L’insegnamento è la sua grande passione, tanto da aver elaborato un metodo didattico del tutto personale, capace di trasformare anche le capre in teste pensanti! E al giorno d’oggi, avere un’insegnante come lei è paragonabile ad una vincita al Superenalotto.
Per farvi comprendere quanta passione metta nella sua professione e quanto i ragazzi percepiscano la sua dedizione, vi racconto un episodio riportatole da una sua allieva: la ragazza in questione, che normalmente dorme sonni tranquilli, una notte ebbe un incubo accompagnato da urla e pianti che svegliarono tutta la famiglia, incluso il padre che, a detta della giovane narratrice, non si era mai alzato di notte prima di allora! Cosa poteva aver scatenato un tale panico e turbamento? Ebbene, la ragazza aveva sognato che il preside la spostasse in un’altra sezione e che, pertanto, Daniela non fosse più la sua insegnante!    
Esimia Professoressa Planeta, se non esistessi ti dovrebbero inventare! Ci riuscirebbero? Mah!