Al povero mancano tante cose, all'avaro tutte
Avete mai pensato a che brutta malattia sia l’avarizia? Anzi, più che una malattia, la definirei una vera e propria prigione in cui lo spilorcio involontariamente si rinchiude, senza rendersi conto, pertanto, che la prima vittima del suo deplorevole comportamento è innanzitutto se stesso. L’attaccamento al denaro oltre ogni ragionevole motivazione fanno dell’avaro una persona odiosa, a tratti insopportabile, in quanto egli condiziona anche la libertà delle persone che gli sono intorno, negando loro la sua partecipazione a qualsiasi tipo di iniziativa che comporti un’uscita finanziaria.
Oltretutto, vivere con un soggetto del genere deve essere quanto meno opprimente, poiché si ha verosimilmente la sensazione che qualunque cosa si faccia, anche la spesa al supermercato, venga vagliata minuziosamente dall’occhio attento e dalla mano tirata del terribile ‘mastino’.
Fortunatamente, in casa non ho mai avuto esempi di tirchieria, anzi, tutt’altro.
Mio padre aveva un rapporto con il denaro che mi è sempre piaciuto, sin da quando ho maturato la capacità di originare valutazioni personali. Non era uno spendaccione, ma, probabilmente per esorcizzare la fame e le privazioni che aveva sofferto in tempo di guerra, gli piaceva rifornire periodicamente la casa di scorte di cibo, detersivi, prodotti per l’igiene personale e suppellettili varie che avrebbero potuto far fronte alle esigenze di una truppa di stanza all’estero. Amava, inoltre, essere sempre alla moda ed era attratto dalla tecnologia (pur capendone ben poco!), motivo per cui si circondava di tutte le novità appena divenivano reperibili sul mercato. Tuttavia, spesso utilizzava il denaro anche per aiutare gli altri: ricordo quando acquistò da un amico in difficoltà un intero corso di inglese, con annesse videocassette, di cui, ovviamente, non fece mai uso, o di tutte le volte che sosteneva la famiglia allargata quando le circostanze lo richiedevano. Era una persona solare, di gran cuore, a cui piaceva fare del bene disinteressatamente. Insomma, per lui i soldi erano un mezzo e non il fine.
Guardate, invece, fino a quale punto può spingere la venerazione per il Dio Denaro! Ho scelto per voi un paio di spezzoni tratti dal film del 1950 47 morto che parla, interpretato dall’impareggiabile Totò. Ancora oggi, usiamo in tono scherzoso l’intercalare tipico dell’avarissimo barone Antonio Peletti (Totò), ossia il famoso E io pago!
E adesso, dopo aver sbirciato nelle vicende del barone Peletti, torniamo a quelle della bancaria per caso!
Il 2010 si aprì nella più allegra spensieratezza, visto che avevo ancora sei mesi di libertà dinanzi a me, prima di dover rientrare a lavoro. Quello spiraglio di tempo, non so perché, mi pareva un’eternità: mi sentivo sicura, gioiosa, capace di conquistare il mondo. Eppure, quei giorni, uno dopo l’altro, sarebbero inevitabilmente passati e, a quel punto, mi sarei trovata davvero davanti ad un bivio inevitabile. Ma, nel frattempo, non volevo pensarci. Mi sembrava di essere un po’ come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, animata com’ero da un sano spirito epicureo misto ad una buona dose di incoscienza. Decisi che, avendo ancora del tempo libero, lo avrei impiegato in cose che mi appassionassero o, più semplicemente, mi sarei goduta la vita nel suo scorrere quotidiano, fatto di cose e di gesti piccoli, ma irrinunciabili. Per esempio, avete mai pensato a quanto sia bello al mattino, quando i bimbi ancora dormono, poter assaporare in tutta calma una tazzina di caffè, inebriati dall’aroma dei suoi vapori? E poter godere di quella breve, ma intensa parentesi senza il pensiero assillante di dover fare in fretta, in fretta, in fretta, perché dopo poco bisogna uscire di casa ed andare a lavoro? Vi assicuro che una sensazione del genere è impagabile, in quanto ti fa sentire davvero libera, non solo come persona fisica, ma soprattutto come spirito. Perché, vedete, amici carissimi, che ci crediate o no, ciascuno di noi è un capolavoro, unico al mondo. La nostra unicità è, per l’appunto, il risultato del nostro intricato, misterioso, affascinante mondo interiore, che va coccolato e coltivato senza frenesia. ‘Na tazzulella ‘e cafè al mattino, sorseggiata con le giuste pause e con la consapevolezza di vivere un momento sacro ed intoccabile, è il modo migliore per cominciare ogni giorno queste pratiche rinvigorenti per l’anima.
Il 2010 si aprì nella più allegra spensieratezza, visto che avevo ancora sei mesi di libertà dinanzi a me, prima di dover rientrare a lavoro. Quello spiraglio di tempo, non so perché, mi pareva un’eternità: mi sentivo sicura, gioiosa, capace di conquistare il mondo. Eppure, quei giorni, uno dopo l’altro, sarebbero inevitabilmente passati e, a quel punto, mi sarei trovata davvero davanti ad un bivio inevitabile. Ma, nel frattempo, non volevo pensarci. Mi sembrava di essere un po’ come Pinocchio nel Paese dei Balocchi, animata com’ero da un sano spirito epicureo misto ad una buona dose di incoscienza. Decisi che, avendo ancora del tempo libero, lo avrei impiegato in cose che mi appassionassero o, più semplicemente, mi sarei goduta la vita nel suo scorrere quotidiano, fatto di cose e di gesti piccoli, ma irrinunciabili. Per esempio, avete mai pensato a quanto sia bello al mattino, quando i bimbi ancora dormono, poter assaporare in tutta calma una tazzina di caffè, inebriati dall’aroma dei suoi vapori? E poter godere di quella breve, ma intensa parentesi senza il pensiero assillante di dover fare in fretta, in fretta, in fretta, perché dopo poco bisogna uscire di casa ed andare a lavoro? Vi assicuro che una sensazione del genere è impagabile, in quanto ti fa sentire davvero libera, non solo come persona fisica, ma soprattutto come spirito. Perché, vedete, amici carissimi, che ci crediate o no, ciascuno di noi è un capolavoro, unico al mondo. La nostra unicità è, per l’appunto, il risultato del nostro intricato, misterioso, affascinante mondo interiore, che va coccolato e coltivato senza frenesia. ‘Na tazzulella ‘e cafè al mattino, sorseggiata con le giuste pause e con la consapevolezza di vivere un momento sacro ed intoccabile, è il modo migliore per cominciare ogni giorno queste pratiche rinvigorenti per l’anima.
E voi, che marca di caffè usate?

