Visualizzazione post con etichetta single. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta single. Mostra tutti i post

mercoledì 3 aprile 2013

Meglio single o sposati?

Dare una risposta univoca è, come sempre, impossibile.
Stando alla vox populi, mi sembra che i più convinti del loro status siano i single piuttosto che gli sposati. Una delle ragioni è forse da ricercare in un diffuso luogo comune, secondo il quale il matrimonio sarebbe la tomba dell'amore.
Essendomi convertita alla vita coniugale solo in tarda età (a 35 anni suonati!) ed avendo, quindi, sperimentato a lungo la condizione di single, devo ancora una volta dissentire. Naturalmente, ciascuno di noi si fa portatore della sua esperienza, del suo vissuto interiore, del suo modo di approcciare e concepire la vita. Sta di fatto che, almeno dal mio punto di vista, l'essere single non può considerarsi una condizione invidiabile se esso diventa uno status permanente. Il completamento di un individuo, a prescindere se si tratti di un uomo o di una donna, avviene sempre nel confronto quotidiano con un'altra persona, con la famosa 'altra metà della mela'. Con questo non intendo affermare che ad un certo punto della nostra vita dobbiamo necessariamente sposarci. Intendo solo dire che, se, come nel mio caso, la nostra strada incrocia quella di una persona che vibra delle nostre stesse frequenze, allora vale la pena raccogliere la sfida che il destino ci pone dinanzi e provare a costruire insieme a quella persona qualcosa di nuovo e di stimolante. L'impresa non è semplice e il risultato non è garantito, ma è di certo meglio che sottrarsi alla vita, rifugiandosi nella comoda condizione di single. 
E voi, cosa ne pensate?


giovedì 14 aprile 2011

Un dubbio amletico

'O bbene tanto se canosce, quanno se perde
(Le cose buone si apprezzano quando vengono a mancare)

Sfido chiunque di voi a provare il contrario: tutti, nessuno escluso, diamo per scontato ciò che abbiamo, sia che si tratti del nostro equilibrio emotivo e psico-fisico, sia che si tratti del nostro benessere materiale. Raggiunto un traguardo, nessuno è consapevole del fatto che esso rappresenta solo un nuovo punto di partenza e mai un definitivo ed inamovibile punto di arrivo. Forse, a voler essere più precisi, non si tratta di una mancanza di consapevolezza, quanto, piuttosto, di una pigrizia dell’anima e di un’eccessiva fiducia nel caso, che, fondendosi in una pericolosa miscela, ci portano a credere che tutto sia duraturo ed invariabile. Viceversa, se solo volgessimo lo sguardo verso il basso, ci renderemmo conto che stiamo camminando sul ciglio di un baratro e che basterebbe una piccola sbavatura per farci precipitare nel nulla.
Tutti noi dovremmo avere ben stampata nella mente questa analogia, non perché ci sia da monito con tono ostile ed intimidatorio, ma affinché, benevolmente, ci ricordi che quanto c’è di bello e positivo nella nostra vita non dipende dalla fortuna, ma dalla nostra ferma determinazione di apprezzare giorno dopo giorno ciò che abbiamo, manifestando apertamente la nostra gratitudine alle persone e alle cose che ci circondano e che ci sono care.
Personalmente ritengo che la nostra vita corporea altro non sia che un breve soffio nell’infinito respiro del mondo. Eppure, per quanto limitata essa possa essere, ha il suo peso, così come la singola goccia che concorre a formare l’oceano. Se solo ci soffermassimo a riflettere su questi aspetti, su quanto sia fugace il tempo di cui disponiamo e quale irripetibile capolavoro sia ciascuna delle nostre esistenze, allora realizzeremmo che ogni giorno è sempre e comunque speciale, anche se apparentemente banale, e che nulla può essere dato per scontato, ma va di volta in volta riconquistato come se stessimo sul punto di perderlo!
E adesso a noi! La pacchia era finita e, dopo il periodo di quarantena (tanto, se ricordate, durò il nostro viaggio di nozze!), la vita di tutti i giorni ci richiamava all’ordine!
Per me cominciava un’esperienza totalmente sconosciuta visto che, fino ad allora, avevo assaporato solo la condizione di single (non tanti anni fa si sarebbe detto zitella!) e di donna in carriera. Ora, invece, eravamo in due, per cui dovevo accudire anche mio marito e la casa. Cominciava, insomma, la lunga parentesi, non ancora conclusa, della casalinga. In realtà, il mio regno era davvero risicato, visto che, come sapete, il mio appartamentino era ‘nu muorzo (traduco: un morso, ossia piccolissimo) ed era appena appena sufficiente per me. Come se ciò non bastasse, Alessandro, che è un divoratore di libri, cominciò pian pianino ad inserire degli infiltrati nel minuscolo alloggio: inizialmente, si trattava di qualche tomo ma, alla fine, la casetta, che prima era un gioiellino, si ritrovò trasformata in una succursale della Biblioteca Nazionale di Napoli! Per non parlare delle attrezzature di vario genere con cui, in maniera altamente improbabile, egli avrebbe voluto occuparsi di bricolage. Non fece altro che stiparle in ogni pertugio rimasto ancora libero, con il risultato finale che avevo l’impressione di vivere in un bazaar piuttosto che in un appartamento. Alla luce di questi sviluppi, indovinate un po’ quale fu il primo regalo che mi portò da sposati? No, non ci riuscirete mai… ebbene, un trapano, signori miei! Sì, avete capito bene! Indubbiamente, era un attrezzo di cui la casa non era ancora dotata e, pertanto, utilissimo, ma non lo si poteva esattamente definire il presente in cima alla lista dei desideri di una novella sposa…
Quando, poi, a gennaio del 2003 scoprii di essere in dolce attesa, un dubbio amletico catalizzò tutte le mie energie: “E adesso il bimbo dove lo metto?”