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sabato 9 aprile 2011

Una gita in "balloon"!

'Na tavula senza vino è comme 'na jurnata senza sole
(Una tavola senza vino è come una giornata senza sole)

Il proverbio odierno richiama alla memoria antiche abitudini del desinare che, ormai, possiamo dire appartengano esclusivamente, o quasi, al passato. Mi pare, infatti, di sentire ancora la voce del mio nonno materno, Vincenzo, il quale era solito ripetere che ai pasti non deve mai mancare un bicchiere di buon vino. Il vino a tavola era praticamente un rito, in quanto, soprattutto nei paesi, ogni famiglia vantava una sua storia personale circa la provenienza dell’amata libagione: c’era chi, avendo un po’ di terra coltivata a vigneti, lo produceva in proprio, c’era chi si riforniva dal parente o dall’amico, a detta del quale il suo vino non aveva rivali, c’era chi, dotato di maggiori risorse, ne ordinava di più pregiato presso produttori veri e propri. Insomma, in qualunque casa, il vino, meglio se rosso, era sempre presente, soprattutto perché si riteneva che, assunto in piccole dosi, avesse proprietà corroboranti se non terapeutiche.
Oggi i tempi sono cambiati anche per il vino! In passato, la sua degustazione presupponeva la possibilità di sedersi comodamente a tavola, possibilmente a casa propria, e di consumare con tutta calma un lauto pranzo.
Attualmente, i ritmi frenetici della vita quotidiana esigono un pasto frugale, consumato, per la gioia del nostro stomaco e del nostro fegato, in tutta fretta, in una tavola calda o in un self-service. Ovviamente, in un simile scenario, il povero Bacco non ha più alcuna chance di fare il primo attore in tavola, in quanto l’effetto narcotico o inebriante di cui è portatore non va propriamente a braccetto con l’efficienza e la produttività richiesta sul posto di lavoro.
Pertanto, anziché essere per ciascuno di noi un compagno inseparabile alla tavola di tutti i giorni, il vino ha dovuto accontentarsi di essere prerogativa di chi, in qualità di cultore, lo degusta in appositi locali o circuiti.
Che dire? Da astemia, o quasi, la questione non mi tange, ma coloro che sono stati privati di questo ulteriore piacere quotidiano probabilmente staranno pensando ad alta voce: che s’ha da fa pè campà!
E adesso ritorniamo alla luna di miele dei novelli sposi!
Dopo il tour organizzato, che ci aveva portato in giro per buona parte degli Stati del Sud, io ed Alessandro ci staccammo dal gruppo per proseguire da soli la nostra avventura in terra americana. Da Tampa, in Florida, ci imbarcammo su un aereo diretto a Denver, Colorado, dove ci attendeva una coincidenza per Santa Fe, New Mexico. Appena atterrata, lo scenario che si aprì dinanzi ai miei occhi fu sorprendente ed indescrivibile. Fui colpita, in particolare, dalla luce accecante, amplificata da un’aria tersa ed asciutta ed attenuata solo al tramonto dal riverbero caldo ed ambrato delle costruzioni in argilla e creta, tipiche di quella zona.
La stessa luce morbida ed avvolgente ci accolse qualche giorno dopo, quando, con un’auto presa a noleggio, dal New Mexico ci spostammo in Arizona raggiungendo Sedona. La piccola cittadina è, infatti, famosa in tutto il mondo per la bellezza selvaggia delle sue rocce rosse, che, in particolare al calar del sole, diffondono una magica suggestione di sfumature calde e seducenti.
Rapiti dall’incanto di quel paesaggio, la prima cosa che facemmo, dopo aver trovato un alloggio per la notte, fu la prenotazione di una gita in mongolfiera che ci avrebbe consentito di godere dall’alto dello splendore di quei luoghi.
Effettuammo tutto per telefono, lasciando un messaggio in una segreteria telefonica. Dopo qualche ora, venimmo contattati dagli organizzatori che ci dissero di tenerci pronti per le 5 del mattino successivo. Inutile dire che, abituata com’ero all’improvvisazione tipicamente italiana, non chiusi occhio per tutta la notte, chiedendomi se i tipi si sarebbero presentati in orario e al posto giusto.
Avevo, tuttavia, sottovalutato la capacità organizzativa americana che è una vera e propria macchina da guerra: il pilota ed i suoi aiutanti erano dinanzi al nostro albergo alle 5 in punto! Ci prelevarono con un van, su cui erano imbarcate già una decina di persone. Quindi, lasciato il centro abitato, raggiungemmo una vasta spianata dove essi ci fecero assistere alla preparazione della mongolfiera: dopo una serie infinita di sbuffi, che sembravano sempre più incalzanti ed assordanti, il pallone era finalmente pronto! Non restava altro che saltare a bordo ed allentare le cime.
Il volo sulle rocce rosse, durato circa due ore, sembrò brevissimo, tali furono l’emozione e la bellezza che letteralmente ci rapirono! Neanche per un attimo pensai di trovarmi in una cesta sospesa a svariate centinaia di metri da terra. Tutti i miei sensi erano catalizzati da quel miracolo travolgente della natura, e riuscii a svegliarmi dall’incantesimo solo quando i miei piedi toccarono di nuovo la terraferma!

martedì 22 marzo 2011

Partire o restare?

A tavola non si invecchia

Ritengo che il proverbio odierno avesse un suo fondo di verità ai tempi dei nostri avi, quando la vita veniva condotta in maniera più sana, quando, anziché in auto, ci si spostava pedibus calcantibus, come dicevano i latini, quando l’alimentazione era più genuina e i ritmi della quotidianità erano più lenti.
Oggi a tavola si rischia, nella migliore delle ipotesi, l’occlusione arteriosa. E’ andato completamente perso il culto della buona cucina, della sana dieta mediterranea, al punto che il genere di libri che incontra immancabilmente il gradimento del pubblico è quello che dispensa consigli definiti impareggiabili per correggere le nostre cattive abitudini alimentari. In realtà, questi testi rappresentano spesso la scoperta dell’acqua calda, in quanto basterebbe ripescare le vecchie ricette delle nonna e condirle con un po’ di buon senso per ottenere risultati uguali se non superiori!
Sicuramente a tavola non si invecchia se si considera il banchetto come ‘convivio’, ossia come momento di convivenza, come occasione in cui ci si ritrova per condividere le proprie esperienze in un’atmosfera rilassata ed informale. E se il pranzo è innaffiato da un bicchiere di buon vino, allora si può star certi che l’atmosfera sarà anche briosa…
Purtroppo, devo dire che anche questo aspetto della tavola non ha più la pregnanza di un tempo. Nel mio immaginario i veri banchetti sono quelli che si organizzano tra le mura domestiche con una nutrita compagnia di amici. Ma vuoi per la carenza di spazi ragionevoli, vuoi per la mancanza di tempo, abbiamo, nostro malgrado, perso anche il senso dell’accoglienza e, con esso, il retaggio atavico relativo alla conduzione della casa.
E allora quali conclusioni trarre da queste rapide riflessioni? Indubbiamente, sarebbe auspicabile un recupero dei valori domestici che furono propri delle nostre nonne, il che ci permetterebbe di riscoprire anche i veri piaceri della tavola e l’antica arte dell’ospitalità.
Come intendo tenere fede a questi propositi? Domenica prossima, ravioli fatti in casa, seguendo la premiata ricetta di Mamma Enza! Siete tutti invitati!
E adesso a noi! Nelle puntate precedenti vi ho narrato il singolare modo in cui avevo trovato marito. Tuttavia, se ricordate, nel post "Gli strani casi della vita", avevo accennato alla messa in moto della mia macchina da guerra per ritornare nell’amata Siena. La domanda di partecipazione alla selezione interna del Monte dei Paschi, per soli laureati a pieni voti, era stata da me prontamente spedita. L’Ufficio del Personale a Siena aveva, poi, provveduto a vagliarla diligentemente e, quindi, mi aveva convocato, insieme ad altri candidati, per sostenere le prove di selezione per le nuove mansioni.
Ma, intanto, un evento imprevisto si era frapposto in questa gloriosa avanzata: la comparsa sulla scena di Alessandro! Nonostante ciò, decisi, comunque, di recarmi a Siena per partecipare alla selezione. Le prove durarono tre giorni, trascorsi i quali ciascuno dei partecipanti rientrò presso la propria sede di lavoro, in attesa dell’esito.
Come avevo correttamente previsto, ero l’unica candidata esperta in economia ambientale, il che, unitamente al mio curriculum non proprio scadente e al consolidato orientamento della politica aziendale verso strategie di sostenibilità, mi dava un certo margine di vantaggio rispetto alla concorrenza.
Pertanto, l’esito del concorso era in qualche modo presumibile e non mi stupì oltre misura: dopo circa un mese mi venne ufficialmente comunicato di essere risultata tra i vincitori della selezione. A breve avrei dovuto trasferirmi a Siena, per cominciare una nuova avventura lavorativa!
In previsione dell’imminente trascolo, iniziai ad impacchettare le suppellettili del mio appartamentino. Mi ero procurata tutto il necessario: scatoloni, fogli di giornale, nastro adesivo. Ma qualcosa, e non è difficile intuire cosa, frenava il mio entusiasmo e la mia lena nei preparativi per la partenza.
Ero prossima all’ennesimo bivio della mia vita…