venerdì 29 marzo 2013

Siete delle fanatiche del trucco?

La storia del make up ha origini antichissime. Sembra che i primi ad aver creato una linea cosmetica siano stati gli Egiziani che utilizzavano il kajal o kohl,  una polvere composta principalmente di galena, malachite, zolfo e grasso animale, destinata al trucco degli occhi. In particolare, essa veniva usata per scurire le palpebre e delineare il contorno degli occhi, in modo da conferire loro il tipico sguardo a mandorla, considerato molto attraente.
Il kohl era usato anche dai Romani sin dal I secolo a.C. per il trucco di ciglia e sopracciglia. Le labbra venivano tinte di rosso, utilizzando polvere di ocra, ed il volto e le braccia erano imbiancati con biacca oppure gesso, mentre il contorno degli occhi veniva annerito con della fuliggine. 
Dunque, sin dall'antichità, il trucco ha avuto grande rilevanza, non solo estetica, ma spesso anche culturale o religiosa.
Il make up come business nasce, tuttavia, solo agli inizi del Novecento, con le prime case cosmetiche, come Max Factor, Elizabeth Arden, Revlon, Lancôme.
Da allora, il trucco è diventato sempre più per la donna moderna un vero e proprio must, al punto tale che attualmente i canali internet che riscuotono maggiore successo sono proprio quelli che insegnano come truccarsi nelle più svariate occasioni e che consigliano meticolosamente quali prodotti usare per la cura e la bellezza del viso, delle mani e del corpo.
Ma non sarà che, per correre dietro all'effimero, stiamo perdendo di vista i veri valori?






giovedì 28 marzo 2013

Preferite donare o ricevere?

Chi non conosce il famoso proverbio A caval donato non si guarda in bocca? Aldilà dell'immediatezza del testo, ciò che mi preme sottolineare è il significato più profondo che esso cela, vale a dire come tutto ciò che ci arriva in dono sia qualcosa di speciale e di irripetibile, di cui dobbiamo essere grati a prescindere se il regalo sia o meno di nostro gradimento. I bambini (ma anche gli adulti!) di oggi sono abituati a ricevere troppo facilmente, con la naturale conseguenza di sminuire l’intrinseco valore del gesto del donare, valore, che, come non vi sarà difficile immaginare, va ben oltre il semplice passaggio di un oggetto da una mano all'altra. In quell'atto si racchiude tutta la magia che ne accompagna le varie fasi: l’individuazione sapiente del regalo, la sua ricerca, volta a scovare esattamente quello che la nostra mente e il nostro cuore hanno concepito, la sua scelta, che ci fa orientare verso l’oggetto per cui proviamo maggiore affinità, e, infine, il passaggio vero e proprio dalle nostre mani a quelle del destinatario, il momento, ovviamente, più emozionante, in quanto sperimentiamo in maniera tangibile la nostra capacità di procurare felicità agli altri. Ne consegue che, se il nostro dono non viene apprezzato, la magica costruzione concepita dalla nostra mente ci crolla addosso come un macigno e ci fa sentire fallibili proprio con le persone che ci stanno più a cuore. 
Ciò detto, avrete probabilmente intuito che la sottoscritta preferisce donare piuttosto che ricevere in dono. Un momento che adoro è, in particolare, la confezione del pacco regalo in cui esprimo tutta la mia creatività e il mio gusto.
Ciò non toglie che, ogni tanto, mi piace anche essere la destinataria delle attenzioni altrui. Per esempio, sono ormai dieci anni che aspetto un certo regalo 'brillante' da parte di mio marito.
Fortuna che la speranza è l'ultima a morire!



mercoledì 27 marzo 2013

Che rapporto avete con i vostri capelli?

E' inutile nascondercelo, i capelli sono tra gli elementi di seduzione su cui noi donne puntiamo di più. Ma ciò che, forse, non tutti sanno è che la capigliatura, oltre ad essere una componente essenziale della nostra immagine, ha ricoperto un'importanza simbolica sin dall'antichità.
Pensiamo, ad esempio, a Berenice, moglie devota del faraone Tolomeo, che, preoccupata per suo marito partito per la terza guerra siriaca, decise di sacrificare una sua ciocca, donandola alla dea Afrodite, per impetrare la vittoria del marito insieme al suo repentino ritorno. In seguito alla sparizione della ciocca, nacque la leggenda che i capelli della regina fossero diventati una costellazione, quella che in seguito è stata appunto denominata "Chioma di Berenice".
O, ancora, pensiamo alle donne romane che, fin dai tempi della prima Repubblica, amavano tingersi i capelli per rendere più attraente il loro aspetto, servendosi di solito della cenere del focolare che conferiva loro una chioma dai riflessi rossi.
Molto diffuso in età imperiale era invece l'henné che veniva dall'Egitto. Le tonalità usate arrivavano sino al colore azzurro, molto appariscente e gradito dalle più spregiudicate.
O pensiamo al Medioevo, quando le donne per entrare nei luoghi di culto dovevano nascondere i propri capelli, considerati simbolo di seduzione e provocazione.
Insomma, nella storia umana i capelli hanno avuto un valore particolare per molte civiltà: ornamento prezioso, insostituibile, da curare e mettere in mostra, o parte del corpo da nascondere alla vista altrui. Una caratteristica della personalità talmente tenuta in considerazione da svolgere funzione sociale o spirituale.
Oggigiorno, la donna gode di una completa libertà nella scelta del suo look, motivo per cui le acconciature che ammiriamo sulla testa delle signore sono quanto mai varie: si va dal corto al lungo, dal liscio al mosso, dal colore naturale alle tinte più fantasiose ed improbabili.
Personalmente, sono particolarmente gelosa dei miei capelli e, se ne avessi il tempo, sono sicura che dedicherei loro molta più cura di quanto non faccia abitualmente.
Tuttavia, una cosa è certa: se la mia capigliatura non mi soddisfa, sono nervosissima, al punto che, in questi frangenti, mio marito, che mi conosce bene, inevitabilmente mi chiede: "Cosa è successo? Il parrucchiere ti ha forse sbagliato la tinta?". E state sicuri che la sua intuizione è andata molto, molto vicina alla realtà!




lunedì 18 marzo 2013

Come rendere felici i vostri mariti

In questo frangente, non vorrei cadere nell'ovvietà o, peggio ancora, nella banalità, dandovi consigli scontati del tipo "Addobbatevi stile geisha", "Prendetelo per la gola" o "Specializzatevi nel massaggio thailandese"! Tutto ciò sarebbe sicuramente apprezzato dagli istinti primitivi della vostra dolce metà, ma ritengo che, sulla lunga distanza, non sortisca gli effetti duraturi ai quali, invece, vorrei condurvi.
Ciò che, piuttosto, dovete fare è stupire il vostro uomo quando meno se lo aspetta, lasciandolo a bocca aperta ed occhi spalancati come un bambino che entra per la prima volta in un negozio di caramelle, rapito a tal punto dalla sorpresa che avete preparato per lui che nel suo cuore e nella sua mente non esiste altro spazio che per voi. Le sorprese cui mi riferisco non sono necessariamente eclatanti, né comportano eccessivo dispendio di tempo o soldi. Richiedono, invece, molta fantasia, quella sì, e qui sta la parte difficile dell'impresa!  
Per esempio, avete mai provato a ritagliare un cuore di carta gigante e ad appiccicarlo nottetempo nel frigorifero, cosicché esso sarà la prima cosa che l'assonnato ed ignaro marito troverà al mattino quando andrà alla ricerca del latte?
O avete mai provato ad infilare nel suo portafogli due biglietti per il suo film, il suo spettacolo teatrale o il suo sport preferito, dove, si intende, il secondo biglietto è per voi e non per il suo più caro amico?
O, ancora, avete mai pensato ad una telefonata a metà mattinata solo per dirgli che volevate sentire la sua voce?
O a prenderlo per mano quando uscite insieme, come se foste ancora due fidanzatini?
Vi assicuro che, per quanto materiali possano essere i nostri mariti, nessuno di loro rimane insensibile ad attenzioni di questo tipo.
Per i casi disperati, rimangono, comunque, le soluzioni ovvie e banali prospettate in apertura!



venerdì 15 marzo 2013

Cosa rappresenta per voi il viaggio?

Sono un'amante dei viaggi sin da quando ho avuto la possibilità di spostarmi autonomamente. Ho viaggiato in lungo e in largo in giro per il mondo finché ho potuto, poi, con l'arrivo dei figli ogni spostamento è stato sempre e naturalmente funzionale alle loro esigenze. 
Ho viaggiato in compagnia, ma spesso anche da sola e quelli sono stati i viaggi che in assoluto ho preferito e che ricordo con maggiore emozione e coinvolgimento. Perché? Perché più che un viaggio verso una località fisicamente identificata da una latitudine e una longitudine ben precise, si è trattato sempre ed innanzitutto di un viaggio alla scoperta di me stessa, dei miei limiti e delle mie paure, ma anche della mia intraprendenza e della mia istanza di libertà. I miei spostamenti, via via più frequenti dopo la laurea, mi hanno svelato di volta in volta nuove destinazioni, dove mi sono impregnata di colori, sapori, suoni fino ad allora sconosciuti e che hanno dato nuovo nutrimento alla mia anima, assetata di sapere e scoprire. In quelle occasioni, mia unica compagna di viaggio è stata la mia macchina fotografica, una Olympus OM20 regalatami da mio padre e che ora apparirebbe come la trisavola delle moderne macchine digitali. La cosa straordinaria è che non mi sono  mai sentita sola, poiché ho saputo rendere familiari in qualche dettaglio più o meno significativo tutti i luoghi che ho visitato, in modo da sentirmi sempre a mio agio pur se lontana dalla mia casa e dalla mia famiglia, pur se in un luogo dove la gente non parlava la mia stessa lingua e mi era totalmente estranea.
Vi ho forse tediato? Allora, a questo punto, vi do la possibilità di dire la vostra: raccontate cosa significa per voi il viaggio e quale mondo interiore esso racchiude.



giovedì 14 marzo 2013

Siete pronte al 'cambio di stagione'?

Anche se, meteorologicamente parlando, della primavera non si vede neanche l'ombra, incombe, tuttavia, su molte di noi l'incubo del cosiddetto cambio di stagione, ossia la rotazione stagionale negli armadi allorquando le condizioni climatiche cominciano a cambiare sensibilmente.
In effetti, ad avvilirci è soprattutto l'idea della presunta mole di lavoro: abbiamo la percezione di dover affrontare un'impresa titanica, ma, di fatto, basta qualche piccolo accorgimento per semplificare questa temuta operazione e per renderla quasi una passeggiata!
Procediamo con ordine.
Il cambio di stagione ci permette, innanzitutto, di dare una bella ripulita al nostro guardaroba, nel senso che è l'occasione buona per eliminare tutto ciò che non indossiamo. Se riusciremo ad essere obiettive in questa prima cernita, vi assicuro che il lavoro sarà già dimezzato!
A questo punto, occorre controllare uno ad uno i capi che abbiamo salvato dall'esecuzione capitale. In particolare, verificheremo che le tasche siano svuotate di tutto: una carta di caramelle o un fazzoletto dimenticati stuzzicherebbero la voracità delle tarme. Spazzoleremo l'interno dei risvolti dei pantaloni, dove più facilmente può annidarsi la polvere e daremo una spazzolata anche a giacche e gonne prima di riporle nella parte alta dell'armadio. L'ideale sarebbe proteggere le giacche con le apposite "mantelline di nylon", in vendita nei negozi di casalinghi o nei supermercati, non prima di aver posto nelle tasche dei sacchettini contenenti  foglie e fiori essiccati di alloro e lavanda, ottimo rimedio naturale contro le tarme.
Vi consiglio, invece, di lavare tutto ciò che non necessita di trattamenti speciali in lavanderia: basterà ricorrere agli usuali programmi di lavaggio della nostra lavatrice e poi riporre gli indumenti puliti e ben asciutti nelle apposite buste sottovuoto, con il duplice vantaggio di recuperare spazio e di mantenere igienicamente isolati i nostri vestiti fino al prossimo utilizzo.
Il cambio di stagione è anche il momento ideale per dare un'occhiata ad orli, asole e bottoni, intervenendo ove necessario, di modo da avere i nostri capi belli e pronti quando andremo a riutilizzarli.
Infine, non trascurerei l'aspetto più importante di questa operazione che ci impegna almeno due volte all'anno, ossia l'aspetto simbolico. Sì, signore, proprio così! Se avete voglia di cambiare stile, se volete portare una ventata di freschezza nella vostra vita, perché non cominciare proprio dall'armadio? Alleggeriamo il nostro guardaroba dagli abiti che non ci fanno più sentire in sintonia con le nostre sensazioni ed usiamo il cambio di stagione per lasciar emergere nuovi aspetti di noi stesse.
A questo punto, rimane da collocare solo un ultimo tassello, ovvero i capi eliminati: che fine faranno? Un'idea simpatica potrebbe essere il cosiddetto swap party, ossia la 'festa del baratto', cui potremo invitare amiche, sorelle, zie, nipotine, e lì divertirci a scambiare abiti ed accessori che ciascuna di noi non utilizza più, modificandoli e provandoli davanti ad una buona tazza di tè.
E se ci sono rimasti ancora molti indumenti, perché non utilizzare un mercatino? In tempo di crisi, il cambio di stagione potrebbe persino rivelarsi una strategia.





martedì 12 marzo 2013

Come occupate il vostro tempo libero?

Oggi parliamo di hobbies, termine anglosassone che equivale al nostro 'passatempo'. 
Ciascuno di noi ha una qualche inclinazione, una qualche attitudine che spesso sfocia in una vera e propria passione coltivata con assiduità nei ritagli di tempo, talvolta addirittura di notte, qualora non esista altra alternativa.
C'è chi è appassionata di cucito, chi di cucina, chi di ricamo, chi di giardinaggio, chi di musica, chi di lettura, chi di scrittura. E voi, in quale categoria rientrate?
Segnalatemi nei vostri commenti il vostro sito, se lo possedete, o il vostro profilo su un social network: sarò felice di fare da vetrina alle vostre passioni ed abilità.




Personalmente, adoro scrivere. Ecco l'ultimo nato, tra un cambio di pannolini e una pappa:


Marzo
Marzo mese capriccioso,
va l'inverno ormai a ritroso,
fresca arriva primavera,
porta gioia da mane a sera.
Mai fidarsi del bel sole,
grigio è il cielo in poche ore.
Mai dar retta a Zefir lieve,
diventar può anche neve.
Marzo pazzo e ammaliatore,
ma di certo traditore,
pur col sol tu sempre porta
di sciarpe e guanti buona scorta.




lunedì 11 marzo 2013

Qual è il vostro accessorio preferito?

Questa è davvero una domanda tutta al femminile, visto che siamo soprattutto noi donne a godere del vantaggio di una gamma praticamente infinita di accessori, sebbene si debba riconoscere che anche l'universo maschile si sta progressivamente evolvendo ed arricchendo in tal senso, facendo egregia concorrenza a quello del gentil sesso.
Vorrei, tuttavia, precisare che il significato letterale della parola "accessorio", ossia "elemento che affianca in funzione secondaria ciò che è principale, a mo' di completamento e di miglioramento" è decisamente riduttivo se inserito nel contesto moderno. Di fatto, gli accessori, a dispetto della definizione che ne dà il dizionario, sono divenuti elementi della moda tutt'altro che secondari; sono, anzi, irrinunciabili.
Personalmente, adoro i cappelli. Ne ho una gamma infinita, anche se, sistematicamente, la mia scelta ricade su un baschetto acquistato in una boutique di Siena circa 15 anni fa.




Che ve ne pare? 
Se poi volete farvi una cultura in materia, vi consiglio il seguente link:


Una vera goduria!

domenica 10 marzo 2013

Il computer, questo sconosciuto...

In altre parole, quanto siete tecnologiche? Domanda, questa, che rientra nella categoria "Siete in o siete out?". Ovvero, se al giorno d'oggi non abbiamo un minimo di dimestichezza con computers, ipad, ipod e via discorrendo, veniamo etichettate impietosamente come imbranate, impedite, 'abbonate', con un marchio che rimane indelebile, un po' come quello che i mandriani un tempo infliggevano al loro bestiame.
Sappiate che, se rientrate nella categoria delle imbranate, dovete assolutamente provvedere a recuperare terreno.

Le soluzioni che vi consiglio sono due:
- o seguite un corso apposito (ve ne sono tantissimi, anche on line)
- oppure, come ho fatto io, vi trovate (se non lo avete già!) un bel marito esperto in informatica.

Semplice, no?



giovedì 7 marzo 2013

Quanto siete fans di voi stesse?

In altre parole, qual è il punteggio che dareste alla vostra autostima?
Diamo, innanzitutto, una definizione del termine. Per autostima si intende la stima di sé, la valutazione positiva delle proprie capacità.
Fatta questa premessa, ne consegue che:
- autostima non è sinonimo di esibizionismo, vale a dire che chi è sicuro del proprio valore non ha bisogno di farne mostra agli altri a tutti i costi;
- ciascuno di noi ha delle abilità, delle doti, delle inclinazioni, per cui la nostra autostima è direttamente proporzionale al livello di consapevolezza di quelle abilità, doti ed inclinazioni.

Come diventare, dunque, fans sfegatate di voi stesse, se ancora non lo siete?
La risposta è semplice, ma non di facile attuazione: autoanalisi, autoanalisi, autoanalisi. Siate giudici severe di voi stesse, ma, quando occorre, ricorrete anche ad un po' di indulgenza, purché essa non sfoci in una serie interminabile di giustificazioni. Mi spiego meglio: riconoscere ed ammettere serenamente le proprie debolezze e i propri difetti non rappresenta un limite, bensì un punto di forza, un punto fermo da cui partire per correggere il tiro e per potenziare, al contrario, ciò che abbiamo individuato come doti e capacità personali. In questo processo, rigore ed obiettività sono indispensabili, anche se la regola non deve essere applicata in maniera rigida: un po' di tolleranza va bene, a patto che non diventi l'escamotage per giustificare i nostri fallimenti o le nostre mancanze.
Diffido, pertanto, da coloro che si vantano con prosopopea delle loro qualità, così come non giustifico coloro che si lamentano perennemente della loro condizione, attribuendone la colpa a fantomatiche cause esterne. Come già detto, tutti, senza alcuna eccezione, hanno delle capacità personali. L'unico problema, sia nell'uno che nell'altro caso, è che costoro non si sono sottoposti ad una corretta autoanalisi, con il risultato di nascondersi o dietro l'esibizionismo o, peggio ancora, dietro il vittimismo.

Pensate che abbia esagerato? 
In ogni caso, aspetto con curiosità la vostra opinione.





martedì 5 marzo 2013

I litigi con il vostro 'lui' sono tsunami, bufere o zefiri?

Stavolta la domanda di apertura mi sembra abbastanza eloquente, per cui vorrei lasciare subito spazio alle vostre opinioni.
Sono sicura che siete curiose di sapere quale sia la mia risposta. Ebbene, per svelare l'arcano, vi rimando al commento che il mio 'lui' ha lasciato in un recente post!


lunedì 4 marzo 2013

Conoscete i 'segreti della nonna' per la gestione domestica?

Il consumismo imperante ha ormai assorbito ogni aspetto, anche quello apparentemente più insignificante, della gestione e conduzione della casa. La massaia moderna è il bersaglio prediletto di una raffica di messaggi pubblicitari che propongono un prodotto diverso per ogni tipo di macchia, di odore, di riparazione da fronteggiare, e la poverina spesso cede al richiamo ammaliante di slogans che promettono l'impossibile.  
Il risultato è che il mobiletto dei detergenti è stracolmo, mentre la casa non sempre offre allo sguardo il risultato che ci si aspetterebbe.
Alla luce di queste brevi considerazioni, vi pongo una semplice domanda: conoscete almeno uno dei 'segreti della nonna' per la pulizia e la conduzione della casa?
Vi assicuro che pochi prodotti, indubbiamente meno aggressivi ed inquinanti di quelli disponibili in commercio, sono in grado di soddisfare egregiamente le nostre esigenze in fatto di igiene e candore.
Sapevate, ad esempio, che l'aceto è un ottimo sgrassante? o che il limone è un rimedio portentoso per il calcare e per la ruggine del lavello? o che contro le macchie di muffa sui capi di abbigliamento niente può più di un ammollo nel latte bollente?
Tranquille, anche se personalmente utilizzo spesso questi rimedi naturali, non ho certo su di essi l'esclusiva. Per farli vostri, basterà chiedere alle vostre mamme o (meglio ancora!) alle vostre nonne, o ricorrere a qualche buon manuale di economia domestica.
A mo' di esempio, vi segnalo




ma, naturalmente, i manuali di questo tipo sono numerosissimi.
Il mio auspicio è che, qualunque sia il modo o il tramite, vi convertiate quanto prima ad una nuova religione, quella dei rimedi home-made. Anzi, vi prego di segnalarmi le vostre idee per la casa 'fuori commercio', per così dire, ossia tutti quegli espedienti che già rendevano 'linde e pinte' le dimore delle nostre nonne.

venerdì 1 marzo 2013

Mamme, siete "in" o "out"?

Mia figlia Aurora, 9 anni, che è una vera esperta in fatto di make-up e di fashion, al punto da avere un suo canale personale su YouTube dove spiega (e mostra!) come truccarsi ed addobbarsi nelle più svariate occasioni, ormai ogni giorno mi fa il check up completo. "Mamma, oggi sei in!", "Mamma, oggi sei out!", sento ripetermi alternativamente, a seconda se il mio look, come dice lei, è o meno di suo gradimento.
Inutile dire che, in materia di trucco e moda, ne sa più di me e di voi messe insieme. Siamo, ormai, al punto che a farci lezione in tal senso sono le ragazzine se non addirittura le bambine. Questa situazione, sotto certi aspetti paradossale, ci pone di fronte ad un problema serio, ossia se siamo (e se vogliamo) essere al passo con i tempi.
Personalmente, ritengo che, più che seguire la moda o la tendenza di turno, ciascuna di noi debba crearsi il proprio stile, in cui sentirsi comoda e allo stesso tempo gradevole agli occhi altrui.
Sono sicura che gli esempi concreti diano risultati ancor più delle parole e, di conseguenza, anche Aurora capirà che si è out quando ci si uniforma al gregge ed in quando si è controcorrente. E detto da una casalinga rivoluzionaria, c'è da crederlo!